Un mese fa circa ti ho proposto il bilancino grazie-uffa, per misurare il quotidiano ricorso alla gratitudine o la tendenza ad indulgere nella lamentazione.
Come promesso ho cercato di sperimentare su di me lo strumento e di dedicare quotidianamente un momento a soppesare i due atteggiamenti.
Cosa ne ho tratto?
Due considerazioni sostanziali:
indulgo nella lamentazione, a scapito ovviamente della gratitudine, ogniqualvolta attuo un ascolto o manifesto un’aspettativa eccessivamente autobiografica verso una persona o una situazione.
indulgere nella lamentazione avvia una spirale di negatività potenzialmente senza soluzione di continuità, finchè non si accende nuovamente la luce della gratitudine.
Sai che puoi scegliere tra uffa(#@!?#) e grazie(!) ?
Ma … che razza di titolo per questo articolo, Andrea!
Forse che l’eccesso di nevicate ti ha fatto ammuffire (del tutto) il cervello??
I tuoi 2 … (due) neuroni non sono più disposti ad incrociare le rispettive sinapsi??
Affatto, il mio cervello sarà quello che è, ma il titolo – e l’argomento – non sono affatto peregrini.
Tu sei una persona che tende ad esternare lamenti o gratitudine?
Nella vita di tutti i giorni, intendo dire, ti cogli più frequentemente a lamentarti di ciò che non va o che potrebbe andare meglio oppure essere diverso, o invece noti prevalentemente frasi e pensieri di gratitudine verso ciò che hai e fai?
Vedi, sono profondamente convinto che esista una relazione diretta e profonda tra l’atteggiamento adottato ed il tipo di esperienza di vita che ognuno di noi costruisce.
Mi spiego meglio: credo fermamente che chi vive la propria esperienza quotidiana con un sentimento sincero e duraturo di gratitudine verso chi e ciò che lo circonda, a prescindere dal fatto che non necessariamente tutto questo sia ‘fantastico’, beh, chi riesce a vivere in questo modo ottiene due grandi risultati. Da un lato sta certamente meglio con se stesso, dall’altro l’atteggiamento di maggior fiducia e positività nei confronti della vita, delle situazioni, delle persone, non può non riverberarsi in una maggior voglia di fare, di sperimentare, di agire.
Ne consegue che un individuo che abbia maturato questo modo d’essere dispone a mio parere di un approccio più proficuo ed efficace al proprio percorso di vita, rispetto a chi indulge in lamentazioni verso ciò che sta intorno a lui.
In questo secondo modo di porsi ravvedo il rischio – o meglio la concreta possibilità – che si verifichi un continuo stop-and-go, un procedere a singhiozzo tra un momento di entusiasmo o motivazione ed un successivo più o meno immediato scoramento dovuto al fatto che sicuramente si incontra qualcosa che non è/o non va come si vorrebbe. Purtroppo per lui è difficile andare distante con la tecnica del singhiozzo, ma è anche molto difficile vivere bene ed essere felici!
Allora certo, sia la prima persona che la seconda si imbattono nelle medesime situazioni e persone, ma ciò che fa la differenza – e non poco – è la loro reazione: una è positiva, trasmette all’esterno (quindi agli altri) e all’interno (a te stesso) positività, benessere (anche se relativo, ovvio), entusiasmo. L’altra ottiene il risultato contrario.
Mi sembra quindi piuttosto chiaro che di fronte alla medesime condizione, puoi decidere come ’sentirti’, ‘comportarti’, ‘agire’. Ed i risultati che otterrai saranno conseguenti a questa ’scelta di campo.
Ok, supponiamo tu abbia ragione; che ci posso fare?
Beh, di sicuro puoi scegliere di fare qualcosa, abbastanza a lungo per vedere cosa cambia… e poi scegli tu come comportarti.