Organizzazione aziendale: il Valore delle buone prassi

3 Novembre 2009

Riflettere in materia di buone prassi aiuta a crescere meglio.

Significa abbandonare inutili gelosie, ponendosi con apertura nel confronto di altre esperienze e non temendo di essere ‘depredati’ del proprio know how.

Su Il Sole 24 ore di venerdi 30 ottobre Giovanni Puglisi rettore IULM parla di buone prassi asserendo che esse

valgono più di mille teorie.

Il contesto è quello della PA e delle iniziative messe in atto nella comunicazione verso i cittadini.

Ma sono assai convinto che l’attenzione alla diffusione ed al confronto possa essere di grande utilità in ogni contesto, sia per i benefici diretti che può generare, sia per l’indubbio risvolto che può generare in materia di cultura organizzativa.

Investire sulla condivisione delle buone prassi genera contaminazioni positive e rende feconda la riflessione sull’assetto organizzativo e sull’operato gestionale di realtà grandi e piccole, senza impoverire nessuno.

Per chi è disponibile alla ’scommessa’, ObiettivoEfficacia è a disposizione per diffondere e condividere proposte ed esperienze.

Grazie per l’attenzione!


Il latte versato 3

16 Ottobre 2009

Senza Parole

L’agricoltura di montagna è impresa faticosa.

Impresa nel senso economico ed umano del termine.

E così pure l’allevamento, settore spesso ’snobbato’ ma ricco di giovani imprenditori determinati e competenti.

Io ho fiducia in questi uomini e nei loro prodotti.


Organigramma aziendale e organizzazione: il progetto

14 Settembre 2009

Nel post precedente ho parlato dell’importanza dell’investimento organizzativo e della necessità che esista un progetto. sviluppo organizzativo

Torno ancora sul progetto, che a mio giudizio rappresenta un traguardo essenziale, poichè dietro di esso si può rinvenire la capacità del titolare dell’organizzazione di gestire il proprio tempo in modo utile a riflettere su di sè, sul proprio lavoro e sul proprio assetto professionale, con continuità e concretezza, pensando in avanti ed evitando di essere inghiottito dal gorgo del contingente.

Insomma, in questo modo si ottiene sia un importante strumento per migliorare la propria organizzazione, sia un buon motivo per organizzare meglio ed in modo più efficace il proprio tempo.

Grazie per l’attenzione!


Organigramma aziendale: è ora di investimento organizzativo

10 Settembre 2009

Davvero.

E’ proprio ora di investimento organizzativo;
utilizzare l’autunno per pianificare e programmare le novità da introdurre nella propria organizzazione e nel proprio modo di lavorare per il 2010.

Maturare il proprio investimento organizzativo significa essenzialmente tre cose:

  1. avere un progetto sul proprio lavoro e sul modo in cui portarlo avanti;
  2. riflettere e decidere sui passi necessari;
  3. organizzarsi ed agire per raggiungere i traguardi decisi.

Ogni momento è buono per investire sul proprio futuro.

Basta iniziare il processo e dedicarvi attenzione e continuità.

Articoli correlati: investire in organizzazione per superare la crisi


Gestione del tempo ed organizzazione dell’ufficio: ovvero… quando la creatività si sposa con l’efficacia!

2 Settembre 2009

Ciao,

ho spesso affrontato il tema della gestione del tempo, sottolineando come sia importante dotarti di un sistema, cioè di un metodo strutturato che ti aiuti a fare le cose nel modo che ritieni più utile peri tuoi traguardi e per il tuo benessere.

Organizzare il proprio tempo dipende significativamente dal modo in cui decidi di definire le procedure di lavoro che seguirai e da come assegni i compiti alle persone che lavorano con te.

Oggi ti propongo un contributo elaborato da un collega professionista che coniuga tre elementi molto importanti per i successo (=raggiungere i propri traguardi) personali e di lavoro.

Marco Minardi e il suo post http://www.lexform.it/aggiornamenti/vi-dico-cosa-faccio-per-lavorare-meglio/


Stati d’animo… sul carroattrezzi!

18 Agosto 2009

#@!!”@#**!!

Una spia rossa sul cruscotto…

Un segnale di panne…

Appena il tempo di mettere in folle e lasciare che l’inerzia del viaggio, fino ad allora sereno, ci depositasse in una piazzola laterale, primo piccolo/grande sollievo.

#@!!”@#**!!

Perchè ci siamo fermati, papà?!

Perchè il motore s’è spento, Roberto.

La macchina non va più.

E che si fa adesso?

Chiamiamo l’assicurazione e ci facciamo mandare il carroattrezzi, per portarci in officina.

Che bello!

Non sono mai salito su un carroattrezzi… ma noi dove staremo, sul camion o sulla macchina?

E ci trainerà o ci caricherà sul camion e….

Insomma, siamo riusciti a cavarcela, anche con un pò di ironia e… assieme abbiamo vissuto questa ‘avventura’ unendo l’esperienza di un adulto con la gioia e la voglia di scoprire e di divertirsi di un bambino.

E abbiamo anche imparato un sacco di cose…

ad esempio che al soccorritore il suo mestiere ‘deve piacere per forza’, perchè quello ha ‘ereditato’ dalla famiglia, assieme ai fratelli; e svolge la sua professione in modo cordiale e disponibile.

Eppoi che una bolla d’aria nel gasolio ferma un moderno motore, sprattutto se lo sprovveduto ‘pilota’ non sa che in un angolino nascosto del vano motore si trova ben celata nell’oscurità una nera pompetta di gomma – tipo peretta! – per risolvere il problema.

Impariamo anche che un giovane meccanico può essere gentile e disponibile.

Fortunato lui che lo pagano per sporcarsi!

Questo si è un bel lavoro!

Impariamo a prendere la vita per il verso giusto.ferragosto 2009

Grazie Roberto.

E grazie a coloro che abbiamo conosciuto almeno un pò nel nostro pomeriggio ’sfortunato’.


Organizzazione aziendale e organigramma: il bilancio delle competenze (2^ parte)

5 Agosto 2009

Perchè parlare di Bilancio delle competenze? [continua]

Per riuscire a definire lo stato dell’arte, che ovviamente costituisce il punto di partenza, è necessario “chiudere” un bilancio delle competenze, cercando appunto di valutare lo stato dell’arte in un dato momento, che chiameremo t0; su questa base avrà senso andare ad operare in ragione di un progressivo sviluppo finalizzato ad un obiettivo professionale [es.: la maturazione di un ruolo aziendale], approfittandone per allargare lo sguardo al complesso degli equilibri e degli assetti organizzativo dell’organizzazione.

Sulla scorta di questa conoscenza di base e degli obiettivi professionali, sarà poi possibile – oltrechè utile – pianificare, condividere e programmare le scelte per arrivare in t1, t2… tn.

Conoscere il profilo professionale di partenza non è importante, dunque, tanto per possedere un inventario fine a sé stesso, quanto per costruire un punto fermo certo, in relazione al quale:

  • Pianificare e programmare la crescita professionale,
  • Prendere coscienza dei punti di forza e valorizzarli al meglio per sviluppare i punti deboli,
  • Imparare a conoscere ed accettare potenzialità e limiti, per meglio calibrare obiettivi e strategie, in un’ottica di valorizzazione delle individualità e di personalizzazione ragionata del percorso di crescita [“traiettoria professionale”].

Come risulta evidente, si tratta di un percorso a tappe, caratterizzato da una progressiva messa a fuoco degli obiettivi professionali individuali e dei modi per raggiungerli.


Organizzazione aziendale e organigramma: il bilancio delle competenze (1^ parte)

30 Luglio 2009

Perché parlare di bilancio delle competenze?

Per aiutare il lettore a:

  • impostare l’analisi di un profilo professionale, in modo da conoscerlo e da poterne padroneggiare efficacemente l’evoluzione attraverso la maturazione di una progettualità, che sia in grado di assecondare e sostenere le esigenze di sviluppo e di cambiamento.
  • acquisire una base metodologica per rafforzare la propria competenza nell’impostare le scelte di sviluppo professionale e nell’orientare un percorso di formazione continua, ponendo così le basi per meglio soddisfare le aspettative dell’organizzazione e delle persone coinvolte.

Lo strumento Bilancio delle competenze costituisce un primo momento di messa a fuoco, di riconoscimento e di riflessione, sulle diverse componenti il profilo professionale, cercando di definire un metodo che sia poi riutilizzabile ed adeguabile ai diversi passi di un cammino professionale.

Certamente l’insieme delle conoscenze, delle abilità e delle competenze che compongono il profilo professionale di un individuo vanno considerate non in modo rigido, ma secondo delle “traiettorie”, quindi rispetto a un divenire che implica cambiamento e modificazione, a fronte della motivazione indispensabile e della esistenza di opportunità per realizzarlo

Certamente questo cambiamento può essere sia subìto che gestito e, proprio nell’ottica di essere in grado di padroneggiare lo sviluppo professionale, si rende necessario conoscere in prima battuta, lo “stato dell’arte” ed essere in grado di definire conseguentemente esigenze ed obiettivi professionali e la strategia per adeguare le capacità alle sfide da intraprendere.

Continua mercoledi prossimo!
Grazie per la tua attenzione.


ORGANIZZAZIONE AZIENDALE: rispondiamo alla crisi!

3 Luglio 2009

Alcuni colleghi mi hanno raccontato come in questo periodo il loro interesse per l’organizzazione aziendale sia aumentato.

Essi hanno deciso di ragionare sulle proprie strutture, per migliorarle sia in termini di resa economica che di qualità dell’output.

Diversi fra loro hanno inoltre operato delle selezioni per inserire nuove figure nel proprio organico; penso dunque sia interessante riproporre un articolo di qualche mese fa, ancora attuale.
Inserire in nuovo collaboratore, ecco le attenzioni da porre.

Ogni inserimento o modificazione organizzativa richiede l’implementazione o la revisione del processo di delega che attui verso i tuoi collaboratori; esso poggia sulle basi della chiarezza organizzativa:
Come attuare una delega efficace!

Ricorda: quando ti occupi di organizzazione realizzi un importante forma di investimento sulle tue risorse!

Grazie per l’attenzione.

Registrati ad ObiettivoEfficacia!


Organizzazione aziendale e investimento organizzativo: opportunità saggia in tempo di crisi!

17 Giugno 2009

Complimenti per il blog e per i temi che ogni volta tratti!
Quanto scritto sull’organizzazione aziendale e il processo di delega è bellissimo, vero, ma difficile da attuare!
Purtroppo quando ti trovi in un contesto di studio allargato con degli pseudo-soci ai quali tutto ciò non interessa, la cosa diventa ancora più ardua e mi sembra quasi impossibile … come sensibilizzare senza perderci tutte le forze …e la pazienza?

Grazie.

Hai ‘ragione’ a lamentarti, spesso è piuttosto frustrante lavorare assieme a chi vede il futuro in modo assai diverso da te e, proprio per questo, sembra fare di tutto per sminuire la tua prospettiva.
Certo, nulla vieta di ‘cambiare aria’, ma sicuramente il gioco si fa duro.
Molto frequentemente accade che assai scarsa attenzione sia dedicata all’organizzazione ed alla gestione, mentre si prova quasi un piacere ‘sadico’ a farsi assorbire dal quotidiano, dal contingente, da una miriade di fatti e fatterelli che costringono a reazioni continue, senza lasciare lo spazio per azioni profonde e coordinate.

Per molti professionisti ed imprenditori sembra che non esistano né l’organizzazione né la gestione aziendale e di questo, ahimé si trova riscontro nei loro studi e nelle loro aziende.

Turnover elevati, climi aziendali poco accoglienti e scarsa produttività sono i frutti di questo deficit di attenzione. Chi ha mai fatti i conti sul loro costo?

Mi voglio soffermare proprio sul tema della produttività, assai caldo ed importante in un periodo di crisi. Più di uno studio economico longitudinale ha sottolineato come il calo della competitività del sistema economico italiano sia dovuto non tanto alla mancanza di tecnologie evolute, quanto alla obsolescenza dei sistemi organizzativi e manageriali attuati.

Questo significa che un sistema – quale è un’impresa o uno studio professionale – per mantenersi competitivi devono far evolvere in modo omogeneo tutte le proprie componenti, altrimenti rilevanti sforzi ed investimenti in un’area rischiano di venir depotenziati se non vanificati dalle debolezze presenti in un’altra; la forza di una catena è data dall’anello debole.

Ecco quindi un buon motivo per rafforzare l’anello debole: superare la cultura ‘nazionale’ che vede scarsa attenzione dedicata all’aggiornamento dei modelli organizzativi e manageriali attuati, per evitare che sforzi ed investimenti siano vanificati da una gestione inadeguata.

Bene allora; in questo periodo c’è sempre chi ci spiega come lo stesso ideogramma significhi sia crisi che opportunità; potremmo dire che per chi affoga nel quotidiano significa crisi, mentre per chi coglie l’occasione per ‘mettere ordine’ e migliorare opportunità.

Dunque, carissima Elisabetta, proprio in tempo di crisi l’investimento organizzativo è una scelta saggia e strategica.
Poi, certo, c’è sempre chi ha paura di cambiare e non lo ammette, agli altri e soprattutto a se stesso.