ORGANIZZAZIONE AZIENDALE: rispondiamo alla crisi!

3 Luglio 2009

Alcuni colleghi mi hanno raccontato come in questo periodo il loro interesse per l’organizzazione aziendale sia aumentato.

Essi hanno deciso di ragionare sulle proprie strutture, per migliorarle sia in termini di resa economica che di qualità dell’output.

Diversi fra loro hanno inoltre operato delle selezioni per inserire nuove figure nel proprio organico; penso dunque sia interessante riproporre un articolo di qualche mese fa, ancora attuale.
Inserire in nuovo collaboratore, ecco le attenzioni da porre.

Ogni inserimento o modificazione organizzativa richiede l’implementazione o la revisione del processo di delega che attui verso i tuoi collaboratori; esso poggia sulle basi della chiarezza organizzativa:
Come attuare una delega efficace!

Ricorda: quando ti occupi di organizzazione realizzi un importante forma di investimento sulle tue risorse!

Grazie per l’attenzione.

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Organizzazione aziendale e investimento organizzativo: opportunità saggia in tempo di crisi!

17 Giugno 2009

Complimenti per il blog e per i temi che ogni volta tratti!
Quanto scritto sull’organizzazione aziendale e il processo di delega è bellissimo, vero, ma difficile da attuare!
Purtroppo quando ti trovi in un contesto di studio allargato con degli pseudo-soci ai quali tutto ciò non interessa, la cosa diventa ancora più ardua e mi sembra quasi impossibile … come sensibilizzare senza perderci tutte le forze …e la pazienza?

Grazie.

Hai ‘ragione’ a lamentarti, spesso è piuttosto frustrante lavorare assieme a chi vede il futuro in modo assai diverso da te e, proprio per questo, sembra fare di tutto per sminuire la tua prospettiva.
Certo, nulla vieta di ‘cambiare aria’, ma sicuramente il gioco si fa duro.
Molto frequentemente accade che assai scarsa attenzione sia dedicata all’organizzazione ed alla gestione, mentre si prova quasi un piacere ‘sadico’ a farsi assorbire dal quotidiano, dal contingente, da una miriade di fatti e fatterelli che costringono a reazioni continue, senza lasciare lo spazio per azioni profonde e coordinate.

Per molti professionisti ed imprenditori sembra che non esistano né l’organizzazione né la gestione aziendale e di questo, ahimé si trova riscontro nei loro studi e nelle loro aziende.

Turnover elevati, climi aziendali poco accoglienti e scarsa produttività sono i frutti di questo deficit di attenzione. Chi ha mai fatti i conti sul loro costo?

Mi voglio soffermare proprio sul tema della produttività, assai caldo ed importante in un periodo di crisi. Più di uno studio economico longitudinale ha sottolineato come il calo della competitività del sistema economico italiano sia dovuto non tanto alla mancanza di tecnologie evolute, quanto alla obsolescenza dei sistemi organizzativi e manageriali attuati.

Questo significa che un sistema – quale è un’impresa o uno studio professionale – per mantenersi competitivi devono far evolvere in modo omogeneo tutte le proprie componenti, altrimenti rilevanti sforzi ed investimenti in un’area rischiano di venir depotenziati se non vanificati dalle debolezze presenti in un’altra; la forza di una catena è data dall’anello debole.

Ecco quindi un buon motivo per rafforzare l’anello debole: superare la cultura ‘nazionale’ che vede scarsa attenzione dedicata all’aggiornamento dei modelli organizzativi e manageriali attuati, per evitare che sforzi ed investimenti siano vanificati da una gestione inadeguata.

Bene allora; in questo periodo c’è sempre chi ci spiega come lo stesso ideogramma significhi sia crisi che opportunità; potremmo dire che per chi affoga nel quotidiano significa crisi, mentre per chi coglie l’occasione per ‘mettere ordine’ e migliorare opportunità.

Dunque, carissima Elisabetta, proprio in tempo di crisi l’investimento organizzativo è una scelta saggia e strategica.
Poi, certo, c’è sempre chi ha paura di cambiare e non lo ammette, agli altri e soprattutto a se stesso.


Crisis, what crisis?

16 Febbraio 2009

Ovunque legga, guardi, ascolti la parola d’ordine è crisi.

Crisi! Crisi con annessi e connessi… pessimismo, austerità, riduzione, contenimento…

Devo confessarti che la cosa comincia a stufarmi.

Eh sì!

Perche da quando sono nato questa parola rimbalza periodicamente nelle mie orecchie.

Negli anni settanta la crisi dello shock petrolifero, con domeniche in bici e temperature contingentate al ribasso. Poi la crisi da baby boom, con i turni pomeridiani alle scuole per carenze di aule. A fine decennio la crisi degli anni di piombo, con omicidi, tensione, scontri, occupazioni, ecc.

Negli anno ‘80 la crisi economica e dell’occupazione, con licenziamenti, cassa integrazione, i contratti di formazione lavoro. Sullo sfondo poi, periodicamente riacutizzantesi, le crisi internazionali dovute alla guerra fredda ed agli ’scazzi’ delle due superpotenze; inoltre lo sfondo grigiosangue dei morti da eroina.

Negli anni ‘90 le periodichè strette di cinghia per rientrare negli ormai mitici paramentri europei, le crisi asiatiche, la guerra nei balcani, le bottiglie d’acqua minerale ‘battenti bandiera’ albanese, l’inizio della bolla (balla?) speculativa delle dotcom.

Per il nuovo millennio non hai che da pescare nel mazzo; che preferisci?!?

  • lo ’spettro’ del millennium bug (ma ti ricordi quanta ansia per nulla!!)
  • i poveri morti delle Torri Gemelle
  • il conseguente shock mondiale
  • l’esplosione della globalizzazione e della minaccia cinese
  • il terrorismo ed alla paura di volare
  • le ‘crisi personali’ di fronte ai check in aeroportuali
  • i mutui subprime
  • la paura per la sicurezza personale
  • ….

Che ne ho tratto??

Che ogni volta ne sono/siamo usciti e che molto spesso il ‘castello’ che mi/ci eravamo costruiti in testa preventivamente si è sfaldato un pò alla volta, lasciando intravedere un ‘mostro’ molto più abbardabile del previsto.

Mi sono allora convinto a cercare di vedere il futuro un pò più roseo di come i mass media tendono a rappresentarlo, profondamente convinto della veridicità dell ‘profezia che si autoavvera’. Cioè, se vado incontro al domani convinto che sarà difficile e brutto, tutte le mie scelte saranno sulla difensiva, di chiusura, denoteranno mancanza di fiducia e dunque difficilmente coglierò le possibili occasion (perchè tanto andranno male) o farò investimenti (perchè tanto non saranno positivi) ecc.

Mi sono persuaso che non c’è ‘la’ crisi, ma periodicamente avvengono dei fenomeni di riequilibrio e di evoluzione del mercato e della società, rispetto ai quali bisogna adeguarsi e modificare un pò comportamenti ed abitudini. Ma se ne esce generalmente vivi e non troppo sofferenti.

Se mi volgo indietro e guardo la mia vita fino ad ora, non posso certo dire che ciò che non ho realizzato è stato causa delle ‘crisi’ attraverso le quali è passata la mia generazione.

Considera la ‘crisi’ una fase, come un’altra; considera che fa più danni il timore di ciò che potrebbe avvenire, che cio che avviene nella stragrande maggioranza dei casi. Considera anche che i mezzi di comunicazione hanno da tempo operato la scelta di alzare i toni e calcare la mano sulle parole, quindi credo sia utile se tutti noi, nel leggere titoli ed articoli, facciamo una buona tara a tutto ciò che ci viene propinato. Per il mio e tuo benessere psicologico, in primis… e per amor di verità!

Penso che l’errore più grande sia credere troppo alla crisi e comportarsi di conseguenza, rinunciando a crescere, investire, fare qualità, soddisfare il cliente.

Anzi, da evitare questa spirale negativa che unisce pessimismo (= minor entusiasmo) a tagli (= minori risorse) ottenendo come risultato un’offerta di minor qualità. Questa finirà con lo scontentare il cliente che presumibilmente si rivolgerà altrove e indurrà ulteriore pessimismo e tagli e minor qualità e…..

…. e dove si va a finire?

E’ certo meglio che il cliente che si rivolge a te trovi serenità ed ottimismo (= sicurezza nelle tue capacità e positività verso il futuro) e ti possa considerare il suo personale baluardo rispetto ad un pessimismo dilagante!

Grazie per la tua attenzione!

http://it.wikipedia.org/wiki/Profezia_che_si_autoavvera