La mia MAPPA MENTALE su organigramma e organizzazione aziendale

15 Aprile 2009

Oggi non devi guardare la mia faccia!

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Grazie per l’attenzione!


Piccolo cameo della pizza

19 Febbraio 2009

Buona la pizza, Signori?

Queste quattro parole, pronunciate con un tono di voce piuttosto forte, mi distraggono dai pensieri nei quali la mia mente era scivolata, piano piano, come in un leggero assopimento.

Buona la pizza, Signori?

Confesso che non ho neanche fatto caso alla domanda in sè, cui s’è presa la briga di rispondere la mia commensale, ma mi sono messo a riflettere sul senso e sugli effetti della stessa.

E l’ho fatto da due punti di vista diversi che ora ti propongo:

  • Il PDV del marketing della pizzeria; qui trovo la domanda retorica ed inutile. E spiego perchè: se vuoi davvero mostrare un’attenzione sincera verso il tuo cliente ti poni accanto a lui, e gli chiedi come si sta trovando con l’ambiente e con il cibo, non gli lanci una domanda che, a meno di uno scontento estremamente rilevante, presuppone già che l’altro ‘cacci lì’ una risposta affermativa, pur di essere lasciato in pace.
  • il PDV dell’autostima personale; e qui faccio riferimento non certo all’autostima della cameriera, quanto a quella del cliente. Mi sono chiesto insomma, quanto una domanda così netta, decisa, forte, che presuppone un monosillabo affermativo – o nel caso contrario di avviare una spiegazione – lavori nel mettere in ‘difficoltà’ l’interlocutore, che potrebbe essere indotto a rispondere ‘diplomaticamente’ più che a dire effettivamente se la pizza – e la pizzeria - siano di suo gradimento o meno. Capita spesso che il comportamento venga influenzato in modo rilevante dal peso che diamo alle opinioni degli altri rispetto alle nostre parole ed azioni, a prescindere da chi essi siano e dal grado di conoscenza o relazione che abbiamo con loro.

Buona la pizza, Signori?

Tu che ne pensi?


Come affrontare il colloquio di selezione?

15 Dicembre 2008

Che succede ora?

Il candidato ha superato – grazie al suo CV – il primo gradino della selezione e quindi lo invito al colloquio.

Se i candidati sono più d’uno cerco sempre di organizzare i colloqui in serie, in modo da potermi concentrare appieno su quella attività; se ciò non è possibile cerco almeno di effettuare raggruppamenti minori. Mi sforzo, comunque sia, di tenere molto ristretti i tempi della selezione, in modo da evitare inutili trascinamenti e da ridurre i rischi di utilizzo strumentale “al rilancio” della selezione da parte di qualche candidato.

La gestione del colloquio si basa su due pilastri:

  • la posizione da ricoprire, eventualmente descritta nell’inserzione pubblicata
  • il CV presentato dal candidato.

Se è disponibile l’inserzione, nella quale ho cercato di rendere il più chiaro possibile l’obiettivo della ricerca, inizio il colloquio ponendola davanti al candidato: perchè, mi è capitato di vedere persone fissarla come se non l’avessero mai vista prima, di non avere ben chiaro a quale selezione stessero partecipando, posto che ovviamente l’inserzione era anonima e la selezione si stava effettuando in un terreno ‘neutro’.

Questo avviene se il candidato ha inviato una ‘raffica’ di CV, senza porre particolare attenzione ai destinatari: chiaramente questo apprccio parla da sè.

Bene, grazie per l’attenzione e al prossimo articolo della ‘trilogia’, che sarà dedicato all’inserimento in azienda del neoassunto.

Se non l’hai già fatto, REGISTRATI ORA ad Obiettivoefficacia!

Questo post è ‘dedicato’ in special modo ai colleghi Consulenti del lavoro delegati della Fondazione Consulenti per il lavoro ed agli allievi della Professoressa Passamani dell’Università degli Stdi di Trento, Facoltà di Economia.

Andrea Pozzatti


Valorizza il tuo lavoro! (quarta parte)

11 Giugno 2008

Continuiamo…

 

Quindi, se il titolare o collega di riferimento dedicano alla comunicazione, alla scelta delle parole, alla chiarezza dei termini che vengono utilizzati, ai nomi con cui vengono definiti i moduli, le procedure, i processi ecc., questo non ha solo la finalità di creare chiarezza nella mente dell’altro, ma costituisce uno standard molto importante di qualità: in quell’ufficio si usano dei termini corretti, le persone più giovani, le persona che entrano in quell’ufficio si abituano a usare dei termini corretti, e poiché molto spesso sono queste persone che gestiscono il front-office, quando dialogano col cliente utilizzano dei termini corretti, e nei confronti del cliente producono una formazione positiva e chiara rispetto ai termini da utilizzare, alle procedure che vengono poi gestite, ai moduli e quant’altro.

 

Quindi, l’importanza del front-office, vorrei sottolinearla proprio in questi termini: il front-office è un fantastico elemento di marketing, attraverso il sorriso può essere un potentissimo elemento di marketing, perché noi sappiamo quanto può predisporre positivamente o meno in una relazione, una persona che sorride o che piuttosto si comporta in maniera indisponente.

 

Tenete conto che si tratta di elementi veramente minimali se volgiamo pesarli in termini di investimento, o in termini di scelta strategica, però tutti noi sappiamo benissimo che sono sufficiente, molto spesso, a cambiare le condizioni, il clima, all’interno di un ufficio, all’interno di un gruppo di persone che quotidianamente si confrontano tra loro e si confrontano con l’esterno.

 

Vi invito a tenere conto di quanto il modo in cui il front-office sia stabile, sia dinamico nel senso che poi è svolto da persone che hanno anche altre attività nel corso della giornata, quanto questo può dare un volto, un’anima alla qualità che voi offrite, con tanta fatica, con investimenti, con rinunce al cliente, e che il cliente, molto spesso, non è in condizione di percepire.

 

Ciao e grazie per la tua attenzione!