Stati d’animo… sul carroattrezzi!

18 Agosto 2009

#@!!”@#**!!

Una spia rossa sul cruscotto…

Un segnale di panne…

Appena il tempo di mettere in folle e lasciare che l’inerzia del viaggio, fino ad allora sereno, ci depositasse in una piazzola laterale, primo piccolo/grande sollievo.

#@!!”@#**!!

Perchè ci siamo fermati, papà?!

Perchè il motore s’è spento, Roberto.

La macchina non va più.

E che si fa adesso?

Chiamiamo l’assicurazione e ci facciamo mandare il carroattrezzi, per portarci in officina.

Che bello!

Non sono mai salito su un carroattrezzi… ma noi dove staremo, sul camion o sulla macchina?

E ci trainerà o ci caricherà sul camion e….

Insomma, siamo riusciti a cavarcela, anche con un pò di ironia e… assieme abbiamo vissuto questa ‘avventura’ unendo l’esperienza di un adulto con la gioia e la voglia di scoprire e di divertirsi di un bambino.

E abbiamo anche imparato un sacco di cose…

ad esempio che al soccorritore il suo mestiere ‘deve piacere per forza’, perchè quello ha ‘ereditato’ dalla famiglia, assieme ai fratelli; e svolge la sua professione in modo cordiale e disponibile.

Eppoi che una bolla d’aria nel gasolio ferma un moderno motore, sprattutto se lo sprovveduto ‘pilota’ non sa che in un angolino nascosto del vano motore si trova ben celata nell’oscurità una nera pompetta di gomma – tipo peretta! – per risolvere il problema.

Impariamo anche che un giovane meccanico può essere gentile e disponibile.

Fortunato lui che lo pagano per sporcarsi!

Questo si è un bel lavoro!

Impariamo a prendere la vita per il verso giusto.ferragosto 2009

Grazie Roberto.

E grazie a coloro che abbiamo conosciuto almeno un pò nel nostro pomeriggio ’sfortunato’.


Intelligenza emotiva e traguardi raggiunti. Ecco un bell’esempio mentre si parla di generazione nè-nè!

20 Luglio 2009

Lo ha fatto mostrando colpi, regolarità e anche sufficiente freddezza. I giornalisti britannici si sono meravigliati nel vederlo giocare senza ansia e apprensione accanto a una leggenda del golf come Tom Watson, 59 anni, uno che ha vinto il suo quinto Open 10 anni prima che Manassero nascesse. E’ stato un duello, quelle delle prime due giornate, che ha attirato le simpatie del pubblico e dei media. I complimenti di Watson e di Garcia e degli altri campioni per Manassero sono stati più che sinceri: se terrà questo passo, sarà tra breve uno di loro. E il giovanissimo Matteo ha dimostrato che può reggere il loro gioco, il loro ritmo, per tutto il torneo… .

Tratto da Corriere.it

Si parla ancora di Intelligenza Emotiva!


Il posto che non c’è, almeno finchè non lo trovi!

12 Luglio 2009

Se una sera, a Roma, esci dalla vita di San Lorenzo in Lucina,

o arrivi dai chioschi della tranquilla Piazza Borghese,

e ti prendi la calma di godere della città,

allora passeggia lungo via dei Prefetti.

Circa a metà della via,

sulla sinistra,

inciampi in una piccola trattoria ‘vera’.

Mi capitò anni or sono, vi entrai per caso mentre cercavo

un posto ’serio’ per cenare.

Seguii al volo un gruppetto di romani

che varcarono la soglia senza esitazioni;

ero stufo del cibo e dell’approccio dei locali più turistici.

Venti coperti, il menù a biro su un foglio bianco.

L’atmosfera di certi locali cari a Maigret.

Il fascino di una sera a Roma, non da solo, ovviamente.


ORGANIZZAZIONE AZIENDALE E BENESSERE: capire lo stress per non subirlo (2^ parte)

28 Giugno 2009

E’ chiaro come il rapporto con lo stress sia un fatto estremamente soggettivo e dalla modalità d’approccio derivi la maggiore o minore capacità di adattamento (coping). Il raggiungimento di un adattamento positivo allo stress, posto che abiamo sottolineato come questo non possa essere annullato, nasce dunque da un approccio psicologico di motivazione ad affondare lo stress, a conoscerlo, per certi versi a “sfidarlo”, senza lasciarsi eccessivamente intimorire e con la convinzione di poterlo padroneggiare (mastering).

Il processo di adattamento si articola in due fasi valutative, primaria e secondaria.

  • primaria: la persona prende coscienza della difficoltà della situazione
  • secondaria: prevede l’elaborazione della strategia di risposta e può essere ricondotta al processo di sviluppo del problem solving, che possiamo articolare in 6 fasi:
  1. viene inquadrata la situazione ed è riconosciuta come problematica;

  2. diagnosi, attraverso l’acquisizione di informazioni e la definizione del contesto nel quale si colloca la situazione;

  3. ricerca di soluzioni;

  4. viene individuata la strada migliore;

  5. implementazione della strategia individuata;

  6. attraverso l’apprendimento, l’esperienza si sedimenta in nuove opportunità di azione.

All’interno dell’organizzazione è possibile operare sulle risorse individuali attraverso la formazione e l’affiancamento, per quanto attiene la competenza professione e garantendo un buon clima d’impresa, per quanto concerne gli aspetti relazionali.

Nel contesto extralavorativo hanno un particolare peso le relazioni, per quanto riguarda la prevenzione, gestione e riparazione di situazioni di difficoltà legate allo stress professionale.

vedi anche

..e…

Grazie per la tua attenzione.


ORGANIZZAZIONE AZIENDALE E BENESSERE: capire lo stress per non subirlo (1^ parte)

24 Giugno 2009

Stress!!

Che brutta cosa! O non del tutto?!

Con il termine stress intendiamo una reazione d’adattamento che l’individuo mette in atto rispetto ad una sollecitazione proveniente dall’ambiente esterno.

È un fenomeno assolutamente normale, che non può essere evitato e verso il quale, dunque, è possibile soltanto operare in termine di migliore o peggiore strategia di adattamento.

I fattori scatenanti la reazione di stress sono detti stressors e possono essere di natura fisica (ad es.: rumore, calore, vibrazioni, affollamento, ecc.) o psicologica; in questo secondo caso, la valutazione è estremamente soggettiva e personale. Il fattore di stress può essere concentrato e distinto, ad esempio un incidente, oppure, come generalmente succede, prolungato in un ripetersi di situazioni interpretate negativamente dal soggetto.

Rispetto alla strategia di risposta allo stress, abbiamo due polarità opposte in termini di atteggiamento

  • Distress: quando si ha il fallimento adattivo della risposta psicofisiologica di stress
  • Eustress: la persona attua la propria energia in modo efficace e ben mirato, in relazione al raggiungimento dei propri scopi ed obiettivi.

Tieni inoltre conto di due specifiche relazioni:

  • Stress e caratteristiche della persona
  • Stress e processi di adattamento

Per quanto attiene il rapporto fra stress e caratteristiche personali, la maggior parte degli studi recenti sul tema, fanno costante riferimento alla stretta interconnessione esistente fra persona ed ambiente ed a come le caratteristiche della personalità possano costituire elemento di facilitazione o di complessità rispetto a tale interazione.

Viene sostanzialmente rilevato, come le personalità che meglio riescano ad interagire con il contesto, quindi ad adottare strategie che limitano il distress, sono capaci di utilizzare approcci positivi, che si caratterizzano per la capacità di impegnarsi in ciò che si sta facendo (commitment), per la convinzione che il proprio agire possa influire sul corso degli eventi (control), per l’apertura verso il nuovo ed ai cambiamenti (challange).

Secondo Kobasa, questa strategia facilita l’adattamento (coping). Viene definita vigoria psicologica (hardiness); le personalità così connotate presenterebbero migliori capacità di risposta, che si manifesterebbero in un minor numero di malattie psicosomatiche.

In diretto riferimento vi è la teoria di Rotten, che identifica due tipologie di persone: a locus of control interno ed esterno. Nel primo caso, la persona è convinta che successi ed insuccessi siano direttamente connessi alle proprie capacità e quindi siano gestibili; nel secondo caso la persona si sente invece in balìa dell’esterno.

Friedman e Roseman legano la maggiore o minore capacità di rapportarsi con l’ambiente e quindi di gestire lo stress, con l’insorgenza di patologie cardiovascolari. Personalità caratterizzate da iperattività, ambizione, impazienza nel raggiungimento degli obiettivi e nel bisogno di ottenere riconoscimento sociale, cosiddette di tipo A – coronary prone, manifestano maggiori probabilità di sviluppare la patologia. All’estremo contrario si pone la personalità di tipo B.

Sulla stessa linea Zuckerman sottolinea come la propensione al rischio derivi dal fatto che nell’uomo esiste un bisogno generico di attivazione, chiamato arousal, che in alcune persone si concretizza in una ricerca attiva di situazioni di rischio, di novità, di complessità (sensation seeking).

Puoi leggere anche:
questo articolo in materia di atteggiamento

o quest’altro!


Motivazione e organizzazione aziendale: un binomio vincente!

5 Giugno 2009

Alcuni giorni fa, complice il bel tempo, ho deciso di fare una passeggiata subito dopo pranzo.

Infilate nelle orecchie gli auricolari dell’i-pod, ho iniziato a camminare tranquillamente mentre ascoltavo un audio sull’importanza della motivazione in un processo di delega.

Mentre passavo nei pressi di un campo sportivo, un gruppo di giovani pompieri volontari, diretto da un caposquadra, iniziava una esercitazioni con le manichette antincendio.

Ad un comando secco del coach i ragazzi sono scattati velocissimi e precisi ed hanno messo in atto con determinazione e serietà le procedure necessarie per realizzare la manovra.

I loro visi erano concentrati ma non tesi, i movimenti rapidi e precisi; si intuiva che la concentrazione era alta, ma che avrebbe potuto sopportare anche l’aggravio dello stress di una eventuale emergenza vera.

Quel gruppo di ragazzi era davvero una squadra affiatata che si muoveva all’unisono rispetto ai comandi dell’allenatore.

Davvero un bell’esempio di squadra vincente.

E davvero un allenatore competente ed in grado di trasmettere motivazione.

Un binomio vincente, appunto.


Fiducia in sè, spirito positivo, entusiasmo, determinazione e coraggio; ‘Siate affamati, siate folli’

7 Maggio 2009

Con piacere ti segnalo questi due video, estremamente utili ed efficaci!

Un grazie a Roberta Buzzacchino che mi ha permesso di inciampare utilmente la mia serendipity in questa occasione di riflessione e di stimolo.


Migliorare la redditività dello studio professionale, ma per davvero! Come?! Lavorando sulla qualità!

20 Aprile 2009

Vuoi occuparti seriamente di migliorare la redditività del tuo studio professionale (o del tuo ufficio)?

Bene, mi sembra un’ottima idea e … anche il periodo mi sembra appropriato.

Ma… che stai facendo? Non ti metterai mica a controllare i numeri!

Non partire dalle conseguenze, ma va a ricercare le cause che generano numeri positivi e … interessanti.

Ovvero?! Ovvero occupati della qualità del servizio e del tuo ambiente di lavoro.


Un gruppo-studio capace di lavorare in autonomia e con elevato grado di responsabilità individuale

Una rete strutturata e ramificata (network direbbero i fini) di relazioni con altri professionisti, centri servizi, ambiti di studio e ricerca

Una significativa capacità di leadership espressa dal/i titolare/i sia all’interno dello studio che verso il contesto di riferimento

Tanti buoni clienti felici dei servizi offerti dallo studio e consapevoli del valore della qualità ricevuta

Che ne dici?

Allora si che diventa una goduria guardare e giocare coi numeri!

Ma prima a che serve? A risparmiare sui centesimi? Non c’è gusto nè risultato.

Come…

Manca il tempo per occuparsi di queste cose?

Mi pare davvero un peccato, però!

Dai che ci mettiamo mano assieme!

A che serve – altrimenti - ObiettivoEfficacia?


Identità, autorevolezza e autostima // Flusso o deriva?

8 Marzo 2009

sotsass1Sto camminando, intorno all’ora di pranzo, per le vie della mia città.

Sono solo, non incontro nessuno che conosco, il cellulare non squilla nè vibra.

Mi domando:

Quanto io sono io e quanto io sono ciò che è creato dalla relazione con gli altri?

Di più: quanto sono ciò che gli altri mi riconoscono di essere?

Quanto esisto grazie al riconoscimento degli altri?

Qual è il rapporto fra l‘autostima quale valore attribuito a se stessi e l’autorevolezza, come valore attribuito dagli altri?

E’ la prima che influisce su atteggiamenti e comportamenti e dunque traina la seconda?

Oppure l’autostima si alimenta nel riconoscimento altri, nell’assommare figure e posizioni, più che nell’essere individuo?

E quanto incide lo stato d’animo del momento?

Penso sia molto importante l’attenzione data ai feedback: sono privilegiati i propri o quelli degli altri; servono per indirizzare un percorso autonomo oppure per sostenere un’impalcatura posticcia, costruita per compiacere ed essere accettati?

Dietro a questa diversità compare ben evidente il concetto di stabilità della persona centrata su se stessa, finalizzata e focalizzata, piuttosto dell’atteggiamento altalenante di chi è vittima di ciò che ritiene gli altri pensino di lui.

Qual è il ruolo degli stereotipi personali e sociali che si affollano nella mente?

quanto incidono le emozioni negative, rispetto a quelle positive?

Insomma: nel flusso o alla deriva?

Liberi ed interdipendenti o dipendenti dagli altri e dal contesto?

Tu che ne dici?

Grazie per il tuo parere!

Articoli correlati:

http://obiettivoefficacia.wordpress.com/2008/10/31/attenzione-attenzione-parziale-continua-in-agguato-2parte/

http://obiettivoefficacia.wordpress.com/2009/02/19/piccolo-cameo-della-pizza/

http://obiettivoefficacia.wordpress.com/2009/03/02/cosa-vuol-dire-essere-nel-flusso-1-parte/

http://obiettivoefficacia.wordpress.com/2009/03/04/cosa-significa-essere-nel-flusso-2-parte/

Ps: l’immagine è opera di Ettore Sottsass; la didascalia dice ‘Sto Meditando Non Toccatemi’

http://www.archimagazine.com/asott.htm


Cosa vuol dire… essere nel flusso 2^ parte

4 Marzo 2009

 Teoria dell’esperienza ottimale (M. Csikszentmihalyi e altri)

L’esperienza esige che il soggetto disponga di obiettivi chiari e non contraddittori e che il contesto esterno e la situazione in atto forniscano chiari e immediati segnali e riscontri (feed-back) a seguito del comportamento adottato, cosicché egli riesca facilmente e senza sforzo cognitivo a rendersi conto di come stiano andando le cose e quali conseguenze abbiano le sue azioni.

Benessere e senso d’efficacia sono generati dalla compresenza di un bilanciamento tra opportunità di azione e sfide presentate dall’ambiente esterno e capacità personali maturate con l’esperienza passata, cui l’individuo ricorre per far fronte alle richieste dell’ambiente esterno.

Il flusso di coscienza è un’esperienza che viene provata solo quando si raggiunge il bilanciamento tra sfide o opportunità ambientali e capacità personali, così come esse si sono costruite nella persona e sono percepite nel momento specifico.

Bilanciamento che non si manifesta in modo occasionale, ma dipende dalle esperienze passate, dalla formazione di adeguate capacità derivanti dalla relazione continua con l’ambiente circostante: cioè viene ricercato, perseguito, conquistato.

I processi cognitivi sono attivati ad alto livello, lo stato affettivo è positivo con sentimenti di benessere e di partecipazione, la motivazione più interna è attivata.

L’esperienza ottimale non è solo una condizione psicologica di elevata complessità e benessere: essa è anche dinamica per sua natura.

Una delle sue componenti fondamentali, la percezione di challenge elevati, promuove l’incremento delle capacità personali necessarie per farvi fronte e ciò favorisce – in una sorta di circolo virtuoso – la conseguente ricerca di più elevati challenge.

Ciò comporta lo sviluppo a lungo termine delle competenze individuali e l’incremento della complessità comportamentale, quanto meno negli ambiti negli ambiti associati all’esperienza ottimale.

Da questo punto di vista, l’esperienza ottimale gioca un ruolo fondamentale nella selezione psicologica e nello sviluppo del tema di vita (Csikszentmihalyi, Beattie), inteso come insieme di obiettivi, interessi e valori che ogni individuo coltiva preferenzialmente nel tempo (Dalle Fave).

 Solo alcune riflessioni:

  • Quando viviamo lo stato del flusso di coscienza – esperienza ottimale pensiamo al qui e ora, non al passato né al futuro;
  • Chi vive così e lo esprime molto spesso attraverso il sorriso? I bambini; quando giocano, disegnano, ascoltano incantati una storia … fanno solo quella cosa e non altre duo o tre contemporaneamente; si dedicano anima e corpo, senza sentirsi troppo condizionati se la volta precedente non sono riusciti in qualcosa; non si fanno condizionare dal giudizio degli altri.

Perché parlarne qui?

Perché vivere questo stato è gratificante e positivo, e ritengo sia importante sapere che non si tratta di una situazione casuale, ma che può venire compresa e quindi riprodotta.

Ma ciò richiede la volontà di essere imprenditore del proprio benessere e del proprio successo (quando si sta bene con se stessi e con il contesto in cui si opera si dà il meglio e quindi penso proprio che sia difficile non arrivare al successo) sforzandosi di comprendere cosa genera in noi questa condizione e una volta compreso di rimuovere gli ostacoli interni ed esterni che ci separano dal suo raggiungimento.

Come sempre passo passo, giorno per giorno.

Con la forza della costanza della goccia d’acqua.

Ciao e grazie per la tua attenzione.

 

Vedi anche:

http://obiettivoefficacia.wordpress.com/2009/01/23/il-tuo-valore-le-tue-certezze/
http://obiettivoefficacia.wordpress.com/2008/08/11/sei-convinto-bene-allora-cio-che-vuoi-puoi/
http://obiettivoefficacia.wordpress.com/2008/12/20/stay-on-the-blue-groove/