Sto camminando, intorno all’ora di pranzo, per le vie della mia città.
Sono solo, non incontro nessuno che conosco, il cellulare non squilla nè vibra.
Mi domando:
Quanto io sono io e quanto io sono ciò che è creato dalla relazione con gli altri?
Di più: quanto sono ciò che gli altri mi riconoscono di essere?
Quanto esisto grazie al riconoscimento degli altri?
Qual è il rapporto fra l‘autostima quale valore attribuito a se stessi e l’autorevolezza, come valore attribuito dagli altri?
E’ la prima che influisce su atteggiamenti e comportamenti e dunque traina la seconda?
Oppure l’autostima si alimenta nel riconoscimento altri, nell’assommare figure e posizioni, più che nell’essere individuo?
E quanto incide lo stato d’animo del momento?
Penso sia molto importante l’attenzione data ai feedback: sono privilegiati i propri o quelli degli altri; servono per indirizzare un percorso autonomo oppure per sostenere un’impalcatura posticcia, costruita per compiacere ed essere accettati?
Dietro a questa diversità compare ben evidente il concetto di stabilità della persona centrata su se stessa, finalizzata e focalizzata, piuttosto dell’atteggiamento altalenante di chi è vittima di ciò che ritiene gli altri pensino di lui.
Qual è il ruolo degli stereotipi personali e sociali che si affollano nella mente?
quanto incidono le emozioni negative, rispetto a quelle positive?
Insomma: nel flusso o alla deriva?
Liberi ed interdipendenti o dipendenti dagli altri e dal contesto?
Tu che ne dici?
Grazie per il tuo parere!
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Ps: l’immagine è opera di Ettore Sottsass; la didascalia dice ‘Sto Meditando Non Toccatemi’
Pubblicato da andrea pozzatti
Pubblicato da andrea pozzatti
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