Obiettivoefficacia
5 Maggio 2008 di obiettivoefficacia
Molto spesso mi sono chiesto come potessi migliorare ciò che stavo facendo in quel periodo. E questa domanda sorgeva spontanea ogni qual volta mi sentivo ad un passo dal raggiungere la soddisfazione di aver finalmente quadrato il mio cerchio, di aver “sistemato le cose” in modo definitivo.
Ma poi mi accorgevo che, inesorabilmente, difettava quella spanna, quei pochi centimetri, sufficienti però a fare la differenza, a decretare inesorabilmente che il traguardo non era ancora stato raggiunto.
E questo risultato si riproponeva, costantemente, per quanto mi affannassi e ricercassi soluzioni diverse.
Un po’ alla volta me ne sono fatto una ragione: non potrò mai raggiungere questo traguardo, per il motivo che il traguardo cui tendo non è fisso, ma mobile: l’ansia di comprendere in un unico sguardo tutte le variabili di un sistema formato da me e dalla realtà organizzativa con la quale opero sono destinati a non concludersi positivamente, perché questo non è possibile.
Dunque è meglio rendere più confortevole il percorso.
Ad esempio lavorando sui sistemi che permettono di ottimizzare le attività quotidiane.
Ma perchè Obiettivoefficacia?
Per un motivo assai semplice, anzi, per tre motivi, tutti assai semplici, ma non per questo banali:
in primo luogo per condividere ciò che so e che ritengo possa essere utile ad altri, per crescere, migliorare, raggiungere i propri traguardi.
Sono convinto che le mia econoscenze e competenze possano offrire ad altre persone degli spunti e dei supporti utili, sia in modo sporadico che continuativo, a seconda delle loro esigenze, aspettative, disponibilità.
Certo, ho la voglia e l’interesse di contribuire, far crescere, aiutare a migliorare personalmente e professionalmente chiunque è interessato a stare meglio con se stesso, con il proprio mondo, con gli altri;
Poi ho voluto trovare uno stimolo che aiutasse me stesso a crescere, ad innovare, a confrontarmi con mezzi nuovi, a ricercare il dialogo con persone anche al di fuori del mio naturale contesto, su terreni e con strumenti differenti.
Certo, anche questo significa lavorare sulla zona di confort!
In terzo luogo ho voluto creare il mio block notes ove fermare pensieri, riflessioni, note.
Ma aperto a tutti, dinamico, non polveroso e chiuso!
Devo dire che questa prospettiva mi ha affascinato e mi affascina tuttora!