Ogni organizzazione può decidere di comportarsi in modo intelligente o stupido.
E questo, ovviamente, dipende dalle scelte della sua ‘testa’, del gestore.
Cosa intendo per modo intelligente?
Intendo un’organizzazione che sa imparare dalla propria esperienza e dal confronto con ciò che la circonda.
Intendo un’organizzazione che
pianifica,
agisce,
verifica,
riaggiorna
il proprio modo di lavorare, tenedo conto di ciò che ha funzionato e di ciò che non ha funzionato a dovere, facendo tesoro dell’esperienza ed evitando così di ripetere errori ‘non necessari’.
Nell’ambito dei sistemi di assicurazione della qualità, si definisce questa la politica del miglioramento continuo, intendendo il ripetersi virtuoso e ‘naturale’ del ciclo sopra esposto.
Un altro aspetto assai importante è legato all’azione di benchmark rispetto ad organizzazioni o a realtà che offrono servizi simili o che comunque siano in grado di porgere utili suggerimenti, buone prassi, esempi da seguire.
Quello che ho delineato è il profilo di un’organizzazione che
pensa,
riflette,
capitalizza
rispetto al proprio agire quotidiano, che dunque dedica tempo ed attenzione al come, oltre che al cosa fare.
Appena il tempo di mettere in folle e lasciare che l’inerzia del viaggio, fino ad allora sereno, ci depositasse in una piazzola laterale, primo piccolo/grande sollievo.
#@!!”@#**!!
Perchè ci siamo fermati, papà?!
Perchè il motore s’è spento, Roberto.
La macchina non va più.
E che si fa adesso?
Chiamiamo l’assicurazione e ci facciamo mandare il carroattrezzi, per portarci in officina.
Che bello!
Non sono mai salito su un carroattrezzi… ma noi dove staremo, sul camion o sulla macchina?
E ci trainerà o ci caricherà sul camion e….
Insomma, siamo riusciti a cavarcela, anche con un pò di ironia e… assieme abbiamo vissuto questa ‘avventura’ unendo l’esperienza di un adulto con la gioia e la voglia di scoprire e di divertirsi di un bambino.
E abbiamo anche imparato un sacco di cose…
ad esempio che al soccorritore il suo mestiere ‘deve piacere per forza’, perchè quello ha ‘ereditato’ dalla famiglia, assieme ai fratelli; e svolge la sua professione in modo cordiale e disponibile.
Eppoi che una bolla d’aria nel gasolio ferma un moderno motore, sprattutto se lo sprovveduto ‘pilota’ non sa che in un angolino nascosto del vano motore si trova ben celata nell’oscurità una nera pompetta di gomma – tipo peretta! – per risolvere il problema.
Impariamo anche che un giovane meccanico può essere gentile e disponibile.
Fortunato lui che lo pagano per sporcarsi!
Questo si è un bel lavoro!
Impariamo a prendere la vita per il verso giusto.
Grazie Roberto.
E grazie a coloro che abbiamo conosciuto almeno un pò nel nostro pomeriggio ’sfortunato’.
Come suona la storia che viene fatta raccontare a quel manifesto?
Non è uno storytelling adeguato ad un brand vincente.
E’ vero, nel mercato del latte locale non si è ancora riusciti a consolidare un brand efficace, come per mele e formaggio (Melinda e Trentingrana) e dunque la comunicazione è complessa, poichè non può fare direttoriferimento ad una simbologia che automaticamente scateni emozioni positive e spinta all’acquisto.
Ma proprio questa difficoltà, proprio l’esigenza di ‘distinguere’ un prodotto dagli altri, può essere l’occasione per raccontare una storia interessante e sincera, come quella del latte locale.
Credo sia invece stata scelta una scorciatoia, forse efficace sul breve periodo, ma non in grado di essere parte di una storia convincente ed appassionante come quelle che di solito sa raccontare questa terra.
Su un muro della mia città campeggia questo grande manifesto, che mi ha colpito parecchio.
Il mio sguardo ha proprio ’sbattuto’ contro di esso e ne è stato attratto.
Al punto da fermarlo in una foto ed in una riflessione.
Mi ha davvero colpito e per diversi motivi;
innanzi tutto perchè poche comunicazioni pubblicitarie sono in grado di attrarre il mio sguardo e la mia attenzione. Dunque tanto di cappello all’ideatore.
poi per le mani del vecchio in primo piano. Non ho mai associato, prima d’ora, la pietà al latte. Questo è successo guardando il manifesto. La pietà e la rassegnazione. Nè le avevo mai associate alla mia terra. Mi ha lasciato in bocca il senso della sconfitta.
infine mi ha colpito la lieve ‘minaccia’ insita sulle conseguenze ipotetiche di una spesa poco attenta al prodotto locale.
Davvero la comunicazione mi ha colpito.
Ma non mi convince.
Ho sempre compratto il latte locale non per pietà, ma perchè ‘credo’ in esso.
Forse mi sono fin qui sbagliato ed ora devo cambiare motivazione?
Mi sono fidato della sua qualità, perchè credo nel sistema che lo produce e distribuisce. Insomma, vedevo in esso un ‘valore’ diverso rispetto a quello di altri prodotti. Devo dubitare della sua qualità?
Ma questa comunicazione mi dice diversamente; non parla di me e del prodotto. Parla di chi lo produce; ma non della sua professionalità.
Perchè parlare di Bilancio delle competenze? [continua]
Per riuscire a definire lo stato dell’arte, che ovviamente costituisce il punto di partenza, è necessario “chiudere” un bilancio delle competenze, cercando appunto di valutare lo stato dell’arte in un dato momento, che chiameremo t0; su questa base avrà senso andare ad operare in ragione di un progressivo sviluppo finalizzato ad un obiettivo professionale [es.: la maturazione di un ruolo aziendale], approfittandone per allargare lo sguardo al complesso degli equilibri e degli assetti organizzativo dell’organizzazione.
Sulla scorta di questa conoscenza di base e degli obiettivi professionali, sarà poi possibile – oltrechè utile – pianificare, condividere e programmare le scelte per arrivare int1, t2… tn.
Conoscere il profilo professionale di partenza non è importante, dunque, tanto per possedere un inventario fine a sé stesso, quanto per costruire un punto fermo certo, in relazione al quale:
Pianificare e programmare la crescita professionale,
Prendere coscienza dei punti di forza e valorizzarli al meglio per sviluppare i punti deboli,
Imparare a conoscere ed accettare potenzialità e limiti, per meglio calibrare obiettivi e strategie, in un’ottica di valorizzazione delle individualità e di personalizzazione ragionata del percorso di crescita [“traiettoria professionale”].
Come risulta evidente, si tratta di un percorso a tappe, caratterizzato da una progressiva messa a fuoco degli obiettivi professionali individuali e dei modi per raggiungerli.