Organizzazione aziendale e organigramma: il bilancio delle competenze (1^ parte)

30 Luglio 2009

Perché parlare di bilancio delle competenze?

Per aiutare il lettore a:

  • impostare l’analisi di un profilo professionale, in modo da conoscerlo e da poterne padroneggiare efficacemente l’evoluzione attraverso la maturazione di una progettualità, che sia in grado di assecondare e sostenere le esigenze di sviluppo e di cambiamento.
  • acquisire una base metodologica per rafforzare la propria competenza nell’impostare le scelte di sviluppo professionale e nell’orientare un percorso di formazione continua, ponendo così le basi per meglio soddisfare le aspettative dell’organizzazione e delle persone coinvolte.

Lo strumento Bilancio delle competenze costituisce un primo momento di messa a fuoco, di riconoscimento e di riflessione, sulle diverse componenti il profilo professionale, cercando di definire un metodo che sia poi riutilizzabile ed adeguabile ai diversi passi di un cammino professionale.

Certamente l’insieme delle conoscenze, delle abilità e delle competenze che compongono il profilo professionale di un individuo vanno considerate non in modo rigido, ma secondo delle “traiettorie”, quindi rispetto a un divenire che implica cambiamento e modificazione, a fronte della motivazione indispensabile e della esistenza di opportunità per realizzarlo

Certamente questo cambiamento può essere sia subìto che gestito e, proprio nell’ottica di essere in grado di padroneggiare lo sviluppo professionale, si rende necessario conoscere in prima battuta, lo “stato dell’arte” ed essere in grado di definire conseguentemente esigenze ed obiettivi professionali e la strategia per adeguare le capacità alle sfide da intraprendere.

Continua mercoledi prossimo!
Grazie per la tua attenzione.


Educazione e la formazione: ecco un’opinione davvero interessante

23 Luglio 2009

Riporto alcuni passi di un articolo pubblicato oggi su La Strampa a firma di Luca Ricolfi.

Mi sembra molto preciso ed interessante.

Ottima occasione di riflessione.

… La realtà è che la maggior parte dei giovani che escono dalla scuola e dall’università è sostanzialmente priva delle più elementari conoscenze e capacità che un tempo scuola e università fornivano.

Non hanno perso solo la capacità di esprimersi correttamente per iscritto. Hanno perso l’arte della parola, ovvero la capacità di fare un discorso articolato, comprensibile, che accresca le conoscenze di chi ascolta. Hanno perso la capacità di concentrarsi, di soffrire su un problema difficile. Fanno continuamente errori logici e semantici, perché credono che i concetti siano vaghi e intercambiabili, che un segmento sia un «bastoncino» (per usare un efficace esempio del matematico Lucio Russo). Banalizzano tutto quello che non riescono a capire.

Sovente incapaci di autovalutazione, esprimono sincero stupore se un docente li mette di fronte alla loro ignoranza. Sono allenati a superare test ed eseguire istruzioni, ma non a padroneggiare una materia, una disciplina, un campo del sapere. Dimenticano in pochissimi anni tutto quello che hanno imparato in ambito matematico-scientifico (e infatti l’università è costretta a fare corsi di «azzeramento» per rispiegare concetti matematici che si apprendono a 12 anni). A un anno da un esame, non ricordano praticamente nulla di quel che sapevano al momento di sostenerlo. Sono convinti che tutto si possa trovare su internet e quasi nulla debba essere conosciuto a memoria (una delle idee più catastrofiche di questi anni, anche perché è la nostra memoria, la nostra organizzazione mentale, il primo serbatoio della creatività).

Certo, in mezzo a questa Caporetto cognitiva ci sono anche delle capacità nuove: un ragazzo di oggi, forse proprio perché non è capace di concentrazione, riesce a fare (quasi) contemporaneamente cinque o sei cose. Capisce al volo come far funzionare un nuovo oggetto tecnologico (ma non ha la minima idea di come sia fatto «dentro»). Si muove come un dio nel mare magnum della rete (ma spesso non riconosce le bufale, né le informazioni-spazzatura). Usa il bancomat, manda messaggini, sa fare un biglietto elettronico, una prenotazione via internet. Scarica musica e masterizza cd. Gira il mondo, ha estrema facilità nelle relazioni e nella vita di gruppo. È rapido, collega e associa al volo. Impara in fretta, copia e incolla a velocità vertiginosa.

Però il punto non è se siano più le capacità perse o quelle acquisite, il punto è se quel che si è perso sia tutto sommato poco importante come tanti pedagogisti ritengono, o sia invece un gravissimo handicap, che pesa come una zavorra e una condanna sulle giovani generazioni. Io penso che sia un tragico handicap, di cui però non sono certo responsabili i giovani. I giovani possono essere rimproverati soltanto di essersi così facilmente lasciati ingannare (e adulare!) da una generazione di adulti che ha finto di aiutarli, di comprenderli, di amarli, ma in realtà ha preparato per loro una condizione di dipendenza e, spesso, di infelicità e disorientamento.

La generazione che ha oggi fra 50 e 70 anni ha la responsabilità di aver allevato una generazione di ragazzi cui, nei limiti delle possibilità economiche di ogni famiglia, nulla è stato negato, pochissimo è stato richiesto, nessuna vera frustrazione è mai stata inflitta. Una generazione cui, a forza di generosi aiuti e sostegni di ogni genere e specie, è stato fatto credere di possedere un’istruzione, là dove in troppi casi esisteva solo un’allegra infarinatura. Ora la realtà presenta il conto. Chi ha avuto una buona istruzione spesso (non sempre) ce la fa, chi non l’ha avuta ce la fa solo se figlio di genitori ricchi, potenti o ben introdotti. Per tutti gli altri si aprono solo due strade: accettare i lavori, per lo più manuali, che oggi attirano solo gli immigrati, o iniziare un lungo percorso di lavoretti non manuali ma precari, sotto l’ombrello protettivo di quegli stessi genitori che per decenni hanno festeggiato la fine della scuola di élite….




Intelligenza emotiva e traguardi raggiunti. Ecco un bell’esempio mentre si parla di generazione nè-nè!

20 Luglio 2009

Lo ha fatto mostrando colpi, regolarità e anche sufficiente freddezza. I giornalisti britannici si sono meravigliati nel vederlo giocare senza ansia e apprensione accanto a una leggenda del golf come Tom Watson, 59 anni, uno che ha vinto il suo quinto Open 10 anni prima che Manassero nascesse. E’ stato un duello, quelle delle prime due giornate, che ha attirato le simpatie del pubblico e dei media. I complimenti di Watson e di Garcia e degli altri campioni per Manassero sono stati più che sinceri: se terrà questo passo, sarà tra breve uno di loro. E il giovanissimo Matteo ha dimostrato che può reggere il loro gioco, il loro ritmo, per tutto il torneo… .

Tratto da Corriere.it

Si parla ancora di Intelligenza Emotiva!


Il posto che non c’è, almeno finchè non lo trovi!

12 Luglio 2009

Se una sera, a Roma, esci dalla vita di San Lorenzo in Lucina,

o arrivi dai chioschi della tranquilla Piazza Borghese,

e ti prendi la calma di godere della città,

allora passeggia lungo via dei Prefetti.

Circa a metà della via,

sulla sinistra,

inciampi in una piccola trattoria ‘vera’.

Mi capitò anni or sono, vi entrai per caso mentre cercavo

un posto ’serio’ per cenare.

Seguii al volo un gruppetto di romani

che varcarono la soglia senza esitazioni;

ero stufo del cibo e dell’approccio dei locali più turistici.

Venti coperti, il menù a biro su un foglio bianco.

L’atmosfera di certi locali cari a Maigret.

Il fascino di una sera a Roma, non da solo, ovviamente.


ORGANIGRAMMA E ORGANIZZAZIONE AZIENDALE E DELLO STUDIO PROFESSIONALE: alcune riflessioni

8 Luglio 2009

Uno dei compiti più delicati, ma anche più importanti, insiti nel ruolo del gestore, e’ lo sviluppo delle risorse umane, cioè la crescita, non solo professionale, delle persone da lui dirette.
Ovviamente tale discorso vale per tutti i lavoratori, ma e’ estremamente importante soprattutto per i giovani e comunque per le persone in fase di crescita professionale.

Lo sviluppo delle risorse non è un elemento accessorio della gestione aziendale; possiamo anzi dire che, soprattutto nel settore dei servizi e nell’ambito delle piccole aziende il personale costituisce il cuore del successo.

E’ chiara l’importanza, per una azienda, di annoverare al proprio interno professionalità esperte, motivate e coordinate; questo risultato non si ottiene dall’oggi al domani, ma e’ frutto di un cammino piuttosto lungo e difficile, i cui artefici principali sono l’imprenditore o il manager.

Inoltre, come ogni individuo ha una propria personalità, così, a ben vedere, anche ogni organizzazione o parte di essa, finisce con l’averne una propria, che viene definita cultura aziendale. Questa solitamente rispecchia, abbastanza fedelmente, la personalità di che la dirige, quindi dell’imprenditore, del professionista, del manager.

Con il termine di cultura aziendale si intende dunque un complesso di fattori caratteristico di ogni azienda, ma piuttosto difficile da definire.

Essa influisce sia nei rapporti interni che verso l’esterno, coinvolgendo appieno gli stakeholders, cioè quel variegato insieme di soggetti che influisce ed è interessata dalle decisioni aziendali.

Puoi leggere anche questo post…

e quest’altro articolo.

Grazie per la tua attenzione.


ORGANIZZAZIONE AZIENDALE: rispondiamo alla crisi!

3 Luglio 2009

Alcuni colleghi mi hanno raccontato come in questo periodo il loro interesse per l’organizzazione aziendale sia aumentato.

Essi hanno deciso di ragionare sulle proprie strutture, per migliorarle sia in termini di resa economica che di qualità dell’output.

Diversi fra loro hanno inoltre operato delle selezioni per inserire nuove figure nel proprio organico; penso dunque sia interessante riproporre un articolo di qualche mese fa, ancora attuale.
Inserire in nuovo collaboratore, ecco le attenzioni da porre.

Ogni inserimento o modificazione organizzativa richiede l’implementazione o la revisione del processo di delega che attui verso i tuoi collaboratori; esso poggia sulle basi della chiarezza organizzativa:
Come attuare una delega efficace!

Ricorda: quando ti occupi di organizzazione realizzi un importante forma di investimento sulle tue risorse!

Grazie per l’attenzione.

Registrati ad ObiettivoEfficacia!