Hai mai pensato quanto il nostro modo di ragionare sia legato all’asse verticale (su-giù)?
Hai mai pensato che quando metti davanti a te un foglio di carta bianco e cominci a scrivere o a tracciare degli schemi, la dimensione e la disposizione del foglio vincolano per certi versi il tuo ragionamento e condizionano il tuo punto di vista?
Hai mai considerato come su quel benedetto foglio tendi di solito a scrivere da sx a dx e dall’alto in basso, anche se questo schema di rappresentazione non si adatta affatto alla rappresentazione mentale dei quoi pensieri o di ciò che vuoi esprimere?
Hai mai notato come un tema, un fatto, un problema siano spesso il punto di incontro di un insieme di cause o di motivazioni e non di uno soltanto?
Bene.
E allora puoi girare il tuo foglio, trovarti davanti uno spazio ‘nuovo’, diverso dal solito e cominciare a dare una forma diversa alla rappresentazione dei tuoi pensieri e, conseguentemente ad aprire nuove strade per i tuoi ragionamenti e per il tuo problem setting e solving.
Esatto, ti sto parlando delle mappe mentali, di semplici quanto utili strumenti per visualizzare con chiarezza e completezza i nostri pensieri.
Attraverso una mappa mentale è possibile costruire e rappresentare (rappresentarsi) un concetto complesso o un insieme di concetti; è possibile chiarire (e chiarirsi) un ragionamento che implica di prendere in considerazione più punti di vista, senza necessariamente creare una gerarchia.
Utilizzare una mappa mentale significa costruire i presupposti per un efficace problem setting e solving, per evidenziare anche aspetti che non verrebbero immediatamente in mente ma che risultano essere importanti e per dare il giusto rilievo a tutte le componenti, senza limitarsi alle principali o confondere le conseguenze con le cause.
Una mappa mentale è uno strumento efficacissimo sia per spiegare ad altri, sia per memorizzare una realtà complessa; risulta quindi molto consono ad accompagnare la comprensione o l’illustrazione di un argomento, nello specifico svolgendo la funzione di rappresentare all’altro lo ’schema logico’ che chi spiega ha adottato e propone.
Nell’immagine trovi una mappa mentale di base relativa allo sviluppo dello Studio professionale, partendo dai punti di vista della comunicazione, della qualità e della gestione, che ho realizzato in parallelo ad un DVD e ad un ebook didattico intitolato ObiettivoEfficacia, la gestione dell’uffico alla ricerca di soddisfazione e risultati.
Se l’argomenti ti ha colpito/interessato/stupito (e ancor più in caso contrario!) ti consiglio la lettura di questo articolo:
Allora ti intrigherà ancosa sapere che non riguarda tanto me, quanto te.
Esatto, te.
Esclama ad alta voce con me:
Questa è la MIA settimana fortunata!
Questa è la settimana in cui non mi accontenterò di FARE DELLE COSE, ma mi sforzerò di raggiungere i traguardi che adesso scrivo su questo pezzo di carta che ho qui davanti a me e che terrò in evidenza fino a domenica sera.
Questa è la settimana in cui non troverò scuse o alibi, in cui non procastinerò, in cui non cercherò scorciatoie che so benissimo non porteranno a nulla di buono.
Questa è la MIA settimana fortunata! Ed è la settimana in cui mi sforzerò di fare finalmente le cose che ho accantonato sulla scrivania e nella mente e che mi ‘pesa’ non aver ancora fatto.
Questa è la settimana in cui non mi farò mancare il tempo per pensare a me e ai miei cari, di curare il mio benessere ed il mio entusiasmo.
Questa è la settimana in cui ho deciso di ricercare soddisfazione e risultati.
Questa è la settimana che ho deciso sarà la più fortunata della mia vita!
Bene, mi fa molto piacere sentire la tua determinazione.
Tu hai sempre il potere di fare ciò che davvero vuoi della tua vita.
Concordo, Patti Smith è davvero una ‘grande’ e merita 5′;
Io invece ti ripropongo di passare assieme a me un… minutino… ma intenso!
Queste quattro parole, pronunciate con un tono di voce piuttosto forte, mi distraggono dai pensieri nei quali la mia mente era scivolata, piano piano, come in un leggero assopimento.
Buona la pizza, Signori?
Confesso che non ho neanche fatto caso alla domanda in sè, cui s’è presa la briga di rispondere la mia commensale, ma mi sono messo a riflettere sul senso e sugli effetti della stessa.
E l’ho fatto da due punti di vista diversi che ora ti propongo:
Il PDV del marketing della pizzeria; qui trovo la domanda retorica ed inutile. E spiego perchè: se vuoi davvero mostrare un’attenzione sincera verso il tuo cliente ti poni accanto a lui, e gli chiedi come si sta trovando con l’ambiente e con il cibo, non gli lanci una domanda che, a meno di uno scontento estremamente rilevante, presuppone già che l’altro ‘cacci lì’ una risposta affermativa, pur di essere lasciato in pace.
il PDV dell’autostima personale; e qui faccio riferimento non certo all’autostima della cameriera, quanto a quella del cliente. Mi sono chiesto insomma, quanto una domanda così netta, decisa, forte, che presuppone un monosillabo affermativo – o nel caso contrario di avviare una spiegazione – lavori nel mettere in ‘difficoltà’ l’interlocutore, che potrebbe essere indotto a rispondere ‘diplomaticamente’ più che a dire effettivamente se la pizza – e la pizzeria - siano di suo gradimento o meno. Capita spesso che il comportamento venga influenzato in modo rilevante dal peso che diamo alle opinioni degli altri rispetto alle nostre parole ed azioni, a prescindere da chi essi siano e dal grado di conoscenza o relazione che abbiamo con loro.
Lunedì pomeriggio, metropolitana di Milano, un binario deserto.
Ci siamo solo io e un attacchino, per alcuni minuti.
Con pochi gesti precisi e misurati stende le due parti del cartellone che deve predisporre sull’apposito spazio, che ha appena pulito dai residui dei manifesti che hanno esaurito la propria funzione.
Una pennellessa intinta di colla si trasforma in uno strumento leggero ed armonicamente svolazzante nella sua mano destra, con il compito di stendere la colla, preparare il manifesto, lisciare le pieghe.
Davvero dal movimento traspare armonia e serenità, direi soddisfazione per un gesto semplice, per nulla umile, anzi interpretato con soddisfatta e naturale competenza.
In pochi attimi il cartellone prende forma, installato nello spazio.
La pennellessa continua nelle rifinitura, perfezionando il combaciare dei due fogli e lisciando le pieghe sui bordi.
Gesti ampi si alternano a piccoli tocchi.
Si avvicina un ragazzo. Mi chiedo se anche lui fissa il lavoratore o sta guardando il manifesto.
Ovunque legga, guardi, ascolti la parola d’ordine è crisi.
Crisi! Crisi con annessi e connessi… pessimismo, austerità, riduzione, contenimento…
Devo confessarti che la cosa comincia a stufarmi.
Eh sì!
Perche da quando sono nato questa parola rimbalza periodicamente nelle mie orecchie.
Negli anni settanta la crisi dello shock petrolifero, con domeniche in bici e temperature contingentate al ribasso. Poi la crisi da baby boom, con i turni pomeridiani alle scuole per carenze di aule. A fine decennio la crisi degli anni di piombo, con omicidi, tensione, scontri, occupazioni, ecc.
Negli anno ‘80 la crisi economica e dell’occupazione, con licenziamenti, cassa integrazione, i contratti di formazione lavoro. Sullo sfondo poi, periodicamente riacutizzantesi, le crisi internazionali dovute alla guerra fredda ed agli ’scazzi’ delle due superpotenze; inoltre lo sfondo grigiosangue dei morti da eroina.
Negli anni ‘90 le periodichè strette di cinghia per rientrare negli ormai mitici paramentri europei, le crisi asiatiche, la guerra nei balcani, le bottiglie d’acqua minerale ‘battenti bandiera’ albanese, l’inizio della bolla (balla?) speculativa delle dotcom.
Per il nuovo millennio non hai che da pescare nel mazzo; che preferisci?!?
lo ’spettro’ del millennium bug (ma ti ricordi quanta ansia per nulla!!)
i poveri morti delle Torri Gemelle
il conseguente shock mondiale
l’esplosione della globalizzazione e della minaccia cinese
il terrorismo ed alla paura di volare
le ‘crisi personali’ di fronte ai check in aeroportuali
i mutui subprime
la paura per la sicurezza personale
….
Che ne ho tratto??
Che ogni volta ne sono/siamo usciti e che molto spesso il ‘castello’ che mi/ci eravamo costruiti in testa preventivamente si è sfaldato un pò alla volta, lasciando intravedere un ‘mostro’ molto più abbardabile del previsto.
Mi sono allora convinto a cercare di vedere il futuro un pò più roseo di come i mass media tendono a rappresentarlo, profondamente convinto della veridicità dell ‘profezia che si autoavvera’. Cioè, se vado incontro al domani convinto che sarà difficile e brutto, tutte le mie scelte saranno sulla difensiva, di chiusura, denoteranno mancanza di fiducia e dunque difficilmente coglierò le possibili occasion (perchè tanto andranno male) o farò investimenti (perchè tanto non saranno positivi) ecc.
Mi sono persuaso che non c’è ‘la’ crisi, ma periodicamente avvengono dei fenomeni di riequilibrio e di evoluzione del mercato e della società, rispetto ai quali bisogna adeguarsi e modificare un pò comportamenti ed abitudini. Ma se ne esce generalmente vivi e non troppo sofferenti.
Se mi volgo indietro e guardo la mia vita fino ad ora, non posso certo dire che ciò che non ho realizzato è stato causa delle ‘crisi’ attraverso le quali è passata la mia generazione.
Considera la ‘crisi’ una fase, come un’altra; considera che fa più danni il timore di ciò che potrebbe avvenire, che cio che avviene nella stragrande maggioranza dei casi. Considera anche che i mezzi di comunicazione hanno da tempo operato la scelta di alzare i toni e calcare la mano sulle parole, quindi credo sia utile se tutti noi, nel leggere titoli ed articoli, facciamo una buona tara a tutto ciò che ci viene propinato. Per il mio e tuo benessere psicologico, in primis… e per amor di verità!
Penso che l’errore più grande sia credere troppo alla crisi e comportarsi di conseguenza, rinunciando a crescere, investire, fare qualità, soddisfare il cliente.
Anzi, da evitare questa spirale negativa che unisce pessimismo (= minor entusiasmo) a tagli (= minori risorse) ottenendo come risultato un’offerta di minor qualità. Questa finirà con lo scontentare il cliente che presumibilmente si rivolgerà altrove e indurrà ulteriore pessimismo e tagli e minor qualità e…..
…. e dove si va a finire?
E’ certo meglio che il cliente che si rivolge a te trovi serenità ed ottimismo (= sicurezza nelle tue capacità e positività verso il futuro) e ti possa considerare il suo personale baluardo rispetto ad un pessimismo dilagante!
… Perchè è proprio così che ci si sente. Sto morendo di un male che mi secca tutto il sangue nelle vene e tutta la linfa, e tutto quello che mi fa sentire vivo, e…
Va bene, e poi?
mi ha chiesto Martin.
Forse hai saltato il capitolo sul perchè volevi ucciderti.
E’ questo. La malattia che mi asciuga tutto il sangue delle vene.
Ma quello succede a tutti!
ha detto Martin.
Si chiama ‘invecchiare’. L’ho provato ancor prima di finire in prigione.
Ancor prima di andare a letto con quella ragazza. Anzi, ora che ci penso, probabilmente è per questo che ci sono andato a letto.
No, io non ho capito
ha detto Jess.
Davvero?
Certo. Sei inculato.
Ha agitato la mano in direzione di Maureen per scusarsi, uguale ad una tennista che ammette un net di culo.
Credevi che saresti diventato qualcuno mentre adesso è chiaro che sei nessuno.
Non hai il talento che ti credevi e non hai fatto nessun piano B, non hai né capacità né istruzione e adesso all’orizzonte ti ritrovi quaranta o cinquant’anni di niente. Probabilmente meno che di niente. Casino abbastanza tosto. Peggio che aver quella cosa al cervello, perché quello che hai adesso ci metterà di più ad ammazzarti.
Hai la scelta tra una morte lenta e dolorosa e una svelta e pietosa.
Poi ha fatto spallucce.
C’aveva ragione. Colpito e affondato.
Nick Hornby, Non buttiamoci giù, 2005 Guanda, pp. 138,9
Sai che puoi scegliere tra uffa(#@!?#) e grazie(!) ?
Ma … che razza di titolo per questo articolo, Andrea!
Forse che l’eccesso di nevicate ti ha fatto ammuffire (del tutto) il cervello??
I tuoi 2 … (due) neuroni non sono più disposti ad incrociare le rispettive sinapsi??
Affatto, il mio cervello sarà quello che è, ma il titolo – e l’argomento – non sono affatto peregrini.
Tu sei una persona che tende ad esternare lamenti o gratitudine?
Nella vita di tutti i giorni, intendo dire, ti cogli più frequentemente a lamentarti di ciò che non va o che potrebbe andare meglio oppure essere diverso, o invece noti prevalentemente frasi e pensieri di gratitudine verso ciò che hai e fai?
Vedi, sono profondamente convinto che esista una relazione diretta e profonda tra l’atteggiamento adottato ed il tipo di esperienza di vita che ognuno di noi costruisce.
Mi spiego meglio: credo fermamente che chi vive la propria esperienza quotidiana con un sentimento sincero e duraturo di gratitudine verso chi e ciò che lo circonda, a prescindere dal fatto che non necessariamente tutto questo sia ‘fantastico’, beh, chi riesce a vivere in questo modo ottiene due grandi risultati. Da un lato sta certamente meglio con se stesso, dall’altro l’atteggiamento di maggior fiducia e positività nei confronti della vita, delle situazioni, delle persone, non può non riverberarsi in una maggior voglia di fare, di sperimentare, di agire.
Ne consegue che un individuo che abbia maturato questo modo d’essere dispone a mio parere di un approccio più proficuo ed efficace al proprio percorso di vita, rispetto a chi indulge in lamentazioni verso ciò che sta intorno a lui.
In questo secondo modo di porsi ravvedo il rischio – o meglio la concreta possibilità – che si verifichi un continuo stop-and-go, un procedere a singhiozzo tra un momento di entusiasmo o motivazione ed un successivo più o meno immediato scoramento dovuto al fatto che sicuramente si incontra qualcosa che non è/o non va come si vorrebbe. Purtroppo per lui è difficile andare distante con la tecnica del singhiozzo, ma è anche molto difficile vivere bene ed essere felici!
Allora certo, sia la prima persona che la seconda si imbattono nelle medesime situazioni e persone, ma ciò che fa la differenza – e non poco – è la loro reazione: una è positiva, trasmette all’esterno (quindi agli altri) e all’interno (a te stesso) positività, benessere (anche se relativo, ovvio), entusiasmo. L’altra ottiene il risultato contrario.
Mi sembra quindi piuttosto chiaro che di fronte alla medesime condizione, puoi decidere come ’sentirti’, ‘comportarti’, ‘agire’. Ed i risultati che otterrai saranno conseguenti a questa ’scelta di campo.
Ok, supponiamo tu abbia ragione; che ci posso fare?
Beh, di sicuro puoi scegliere di fare qualcosa, abbastanza a lungo per vedere cosa cambia… e poi scegli tu come comportarti.
Genio e regolatezza sono due chiavi del successo e del benessere personale.
Queste due parole testimoniano la capacità di pensare e fare, coniugando creatività e determinazione.
Idee nuove e coraggiose che si muovono su gambe forti e sicure.
Quando ho pensato per la prima volta a questo articolo mi sono subito venuti alla mente due amici - due cari amici direi – che sanno trovare in ogni situazione la soluzione ‘di stile’, efficace. Attenzione! Non ho detto che trovano sempre e necessariamente la migliore, ma riescono comunque a generare una soluzione mai ovvia, ma sempre utile e positiva. Mi piace pensare quanto siano fortunati i loro figli, ad avere un riferimento così di spessore e non usuale o banale; spero proprio se ne rendano conto! E quanto sono fortunati i loro amici e colleghi, nel poter considerare il loro operato come utile benchmark.
Genio e regolatezza come capacità di impostare il problem setting, di condurre il problem solving, di essere determinato, positivo e propositivo nella fase attuativa.
Questo è un esempio che mi piace proporre: il detto genio e sregolatezza sembra fatto apposta da un lato per disinnescare il genio, dall’altro per giustificare l’ordinarietà. Morale: non esce nulla di eccellente!
Affatto: chi vuole davvero essere artefice del proprio destino deve riuscire a far convivere queste due dimensioni, per nulla antitetiche, anzi!
Deve cercare i tempi ed i modi per dare spazio ad entrambe le dimensioni, evitando che la metodicità offuschi la fantasia e che il ‘disordine operativo’ disinneschi anche la più formidabile delle idee.
Significa alzarsi al mattino con fiducia in se stessi, con un programma da realizzare e con la voglia di arrivare a sera avendo fatto un passo in avanti e del quale rallegrarsi.
Genio e regolatezza sono una chiave poderosa del Made in Italy; possono essere la chiave poderosa del Made in ‘ognuno di noi’!
Dà un’occhiata a questo articolo che ben si lega col post che hai appena letto!
Questo cartello sintetizza benissimo – e in tutte le lingue – tutto quello che serve comunicare alle persone di passaggio!
Ci insegna il potere e la forza della comunicazione visiva, potentissima nella sua semplicità e capacità incisiva.
Tienine conto nelle tue strategie comunicative nell’ambito del tuo lavoro!
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UN PENSIERO UTILE
Impariamo ad offrire ciò che abbiamo anche se ci sembra molto poco, basta che osiamo metterlo in gioco, ed ecco che si ripete ogni volta il miracolo della moltiplicazione dei pani.
(Eugen Drewermann)
Tratto dal sito della fraternità di Romena (www.romena.it)