Il mio augurio per il ‘tuo’ 2009!

30 Dicembre 2008

Il mio augurio per il ‘tuo’ 2009 usa le efficaci parole di Donald Trump, tratte dal suo ultimo libro Pensa in grande, Etas 2008.

In tutto quello che fate, trovate una missione, o una finalità di ordine superiore che va al di là del denaro, e alla quale potete appassionarvi.

Trovate un riferimento più ampio rispetto all’avida esclusività di coloro che si preoccupano solo dei soldi.

Ampliate la vostra visione per vedere il quadro complessivo di ciò che state offrendo.

Cercate di soddisfare il maggior numero possibile di bisogni: creare bellezza, efficienza, salute, sicurezza e reddito per il maggior numero possibile di persone.

…. Qualunque sia attualmente il vostro lavoro, fatelo con passione e assisterete a una magia. Incontrerete la persona giusta e verrete notati.

…. Come potete scoprire la vostra passione? Fate questo esperimento: mettete da parte un attimo ogni considerazione razionale. Cominciate a sognare ad occhi aperti su ciò che amate veramente fare. Se poteste fare una cosa nella vita, che cosa sarebbe? Che cosa vi diverte a tal punto da farvi perdere la nozione del tempo? Che cosa vi piacerebbe fare così tanto da non voler esssere neppure retribuiti? Che cosa avete fatto quando vi siete sentiti pienamente soddifatti di voi stessi? che genere di cose vi dà un grande senso di realizzazione e vi fornisce eperienze particolarmente appaganti?

…. Quali attività vi vengono facili e naturali? Quando pensate a un lavoro che vi piace, pensate in grande. Pensate a delle realizzazioni straordinarie.

Queste parole sono perfette per avviare un 2009 ricco di soddisfazioni e di concretezza.

Ti auguro di vero cuore di costruire il futuro che sogni.

Grazie per la tua attenzione!

Andrea Pozzatti

PS: il libro da cui ho tratto queste parole è simpatico ed interessante; leggerlo non è affatto tempo perso!


Le persone attorno a te; tu in mezzo a loro

26 Dicembre 2008

Tratta le persone come se fossero quali dovrebbero essere e le aiuterai a diventare quali sono  capaci di essere.

J. W. Goethe

 

Mi piace moltissimo questa frase; trovo che i poeti siano dei conoscitori eccelsi dell’animo umano e sappiano parlare direttamente alla sfera delle emozioni, quella più vera e profonda, quella dove impattano i discorsi più incisivi.

Pensa  queste parole in relazione a chi sta attorno a te.

Ma pensale anche rivolte a te stesso.

E soprattutto agiscile. Potrai fare miracoli.

A presto.


Buon Natale!

22 Dicembre 2008

Questo è il Natale, avvertire dentro di sé, una volta all’anno, questa aspettativa, questo fermo diritto che niente può deludere.

Sentire che in fondo i nostri più grandi desideri, se solo apriamo a loro il nostro cuore, non possono non essere esauditi.

Questi sono, carissima mamma, i miei pensieri di Natale per te.

Rainer Maria Rilke

Tanti carissimi Auguri!

Andrea Pozzatti


Stay on the blue groove!

20 Dicembre 2008

Stay on the blue groove!

Rimani nel solco blu!

Ma di cosa stai parlando?!

Sto parlando di un consiglio che viene scambiato dai veterani di una antica quanto affascinante corsa motociclistica americana che si svolge ogni anno – ormai da decenni – in Colorado; la Pikes Peak International Hill Climb.

Si tratta di una ‘follia all’americana’, proprio per questo affascinante; quasi 20 km di corsa in salita, parte su asfalto e parte su terra, da 2.862 metri di altitudine a 4.300, sulla Pikes Peak Highway!

Tutto questo percorso da motociclisti che partono a gruppi di 5, e sfrecciano per meno di 12 minuti tra burroni, alberi, sassi.

Le condizioni cambiano; asfalto o sterrato non sono certo la stessa cosa. Un ‘dritto’ ad un tornante può riultare fatale (o letale) se corri nel bosco!

Stay on the blue groove!

significa non perdere la traccia ben gommata che si forma sullo sterrato e dove le ruote della tua moto possono trovare buona aderenza, per farti raggiungere un gran risultato, senza rischiere più del dovuto!

Appena ho letto questa frase ho pensato una splendida – e simpatica – metafora del non ‘perdere il filo del tuo discorso’ con la tua vita, i tuoi traguardi i tuoi sogni!

Pikeas Pike è un strada verso i sogni di molti, verso l’alto, verso il traguardo; non va persa la concentrazione, bisogna tenere duro; stare decisi on the blue groove!

Ciao!

PS: vedi anche

http://it.wordpress.com/tag/attenzione-parziale-continua/

http://www.ppihc.com/


Come affrontare il colloquio di selezione?

15 Dicembre 2008

Che succede ora?

Il candidato ha superato – grazie al suo CV – il primo gradino della selezione e quindi lo invito al colloquio.

Se i candidati sono più d’uno cerco sempre di organizzare i colloqui in serie, in modo da potermi concentrare appieno su quella attività; se ciò non è possibile cerco almeno di effettuare raggruppamenti minori. Mi sforzo, comunque sia, di tenere molto ristretti i tempi della selezione, in modo da evitare inutili trascinamenti e da ridurre i rischi di utilizzo strumentale “al rilancio” della selezione da parte di qualche candidato.

La gestione del colloquio si basa su due pilastri:

  • la posizione da ricoprire, eventualmente descritta nell’inserzione pubblicata
  • il CV presentato dal candidato.

Se è disponibile l’inserzione, nella quale ho cercato di rendere il più chiaro possibile l’obiettivo della ricerca, inizio il colloquio ponendola davanti al candidato: perchè, mi è capitato di vedere persone fissarla come se non l’avessero mai vista prima, di non avere ben chiaro a quale selezione stessero partecipando, posto che ovviamente l’inserzione era anonima e la selezione si stava effettuando in un terreno ‘neutro’.

Questo avviene se il candidato ha inviato una ‘raffica’ di CV, senza porre particolare attenzione ai destinatari: chiaramente questo apprccio parla da sè.

Bene, grazie per l’attenzione e al prossimo articolo della ‘trilogia’, che sarà dedicato all’inserimento in azienda del neoassunto.

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Questo post è ‘dedicato’ in special modo ai colleghi Consulenti del lavoro delegati della Fondazione Consulenti per il lavoro ed agli allievi della Professoressa Passamani dell’Università degli Stdi di Trento, Facoltà di Economia.

Andrea Pozzatti


Il tuo successo

14 Dicembre 2008

Per il tuo successo ti può essere utile ricordare queste parole:

Là dove esiste un’impresa di successo, qualcuno un tempo ha preso una decisione coraggiosa.

P. Drucker

L’idea che gli individui hanno di se stessi influice su ogni aspetto  del comortamento:

la capacità di appendere, la possibilità di crescere e  cambiare , la scelta  degli amici, del  partner  e della carriera.

Non è esagerato dire che una forte immegine di sè sia il miglior presupposto possibile per avere successo nella vita.

J. Brothers


Come gestire la delega per ottenere maggior qualità e sviluppo nel tuo gruppo di lavoro!

10 Dicembre 2008

La delega è uno degli strumenti fondamentali per lavorare sulla qualità e sullo sviluppo dello studio professionale.

Come?

Attraverso il coinvolgimento e la valorizzazione dei collaboratori, sia in termini individuali che di gruppo.

L’interdipendenza è la dimensione matura dell’autonomia personale, che riconosce l’irrinunciabile importanza degli altri per la realizzazione dei progetti, delle iniziative e delle aspirazioni della persona.

Non è possibile – e nemmeno utile – fare a meno degli “altri”, ma è assolutamente importante maturare la competenza per rapportarsi al meglio con le persone, attraverso l’utilizzo efficace della delega, del coordinamento e della comunicazione.

La delega è dunque indispensabile sia in termini di efficacia (raggiungere i traguardi) che di efficienza (ottimizzare tempo e risorse); essa fa certamente riferimento all’area della attività importanti e non a quella dell’urgenza.

Parlando di delega è implicito chiamare in causa la leadership, che deve essere costruita sulla fiducia, dove fiducia significa in primo luogo coerenza con i valori professati.

Si entra quindi nella dimensione emotiva, che è parte integrante della sfera professionale e come tale va gestita ed utilizzata.

Delega: qualità e sviluppo dello studio professionale

La delega è uno strumento essenziale del management, della capacità di gestire organizzazioni e sistemi, attraverso le persone; ovviamente questo è sommamente importante in realtà operanti nel campo dei servizi, dove è la persona – singola ed in gruppo – a fare la differenza.

Soprattutto in questo caso la crescita dell’organizzazione non può assolutamente prescindere dalla crescita delle persona che vi lavorano.

Chi ‘rinuncia’ a ricorrere alla delega decide di ‘produrre in proprio’ limitando grandemente la propria ‘leva’ realizzativa, sia in termini quantitativi che qualitativi.

Delegare significa:

  • avere le idee chiare: capacità di pensare in termini di quadro generale ed in avanti; consapevolezza della realtà di cui si dispone. Avere le idee chiare è indispensabile per spiegare bene al collaboratore qual è il ruolo che egli deve ricopre, cosa deve fare, come, cosa ci si aspetta da lui in termini di risultati, comportamenti autonomia.

  • costruire rapporto con i collaboratori: conoscere ed essere ‘disponibile’ all’altro ed all’empatia; dare dei feedback tempestivi (performance review) sia in termini positivi (spesso non attuati) sia negativi, tenendo ovviamente sempre distinto il comportamento dalla persona. Dire frequentemente cosa va bene e cosa non va bene è importante per far si che il collaboratore disponga di una ’strada’ segnata da seguire e per evitare che si accumulino dei dissapori che poi rischiano di portare ad ‘esplosioni incontrollate di scontento’, certamente mai utili nè costruttive.

  • avere autocontrollo e coerenza personale: fiducia in sè; motivazione a relizzarsi; capacità di lavorare sul ‘carattere’ oltre che sulle proprie competenze; voglia di innovare, costruire, migliorare. Autostima e autorevolezza riconosciuta sono componenti essenziali della leadership personale ed ovviamente dipendono dai comportamenti agiti e dalle abitudini assunte. Particolarmente importante risultano le reazioni nelle situazioni di stress e di difficoltà

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Delega: qualità e sviluppo dello studio professionale

I Nemici della Delega sono soprattutto tre:

  • il non curarsi della propria autostima e autorevolezza che sono alla base della leadership

  • il fare senza considerare l’altro ed il contesto

  • il non prendere il tempo che serve alla ‘manutenzione’ della propria organizzazione.

Avere a cuore il benessere della persona e del gruppo significa investire sulla qualità e sull’efficienza del lavoro, perchè evidentemente i risultati che si ottengono non sono disgiunti dal livello di benessere (psicologico) personale.

E’ chiaro come questa attenzione all’altro sia particolarmente importante quando l’organizzazione vive un momento di stress legato ad un picco di lavoro, ad un momento di cambiamento, ad una modifica dell’organico.

E’ altrettanto importante avere presente come in un momento di difficoltà come quello presente che si caratterizza per il venir meno di molte certezza rilevanti nella vita delle persone e per un diffuso pessimismo, veda il ricadere sul lavoro in senso lato, molte esigenza di rassicurazione e di ‘prospettiva’. Non è certamente obbligatorio farsi carico di tali aspetti, ma non è neppure saggio comportarsi in qualità di manager del proprio ufficio, come se così non fosse e se colui che si ha di fronte non fosse una persona ma ’soltanto’ un lavoratore.

Grazie per la tua attenzione.

Andrea Pozzatti


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Come si scrive un curriculum vitae! (E come io leggo i curricola!)

1 Dicembre 2008

Come leggo i curricola! I mitici CV.

Ovvero… come mi approccio alla selezione del personale.

Innanzi tutto preciso una cosa, decisamente importante: la selezione del personale è un’area del lavoro che mi piace e che svolgo volentieri. Credo questo sia indispensabile per affrontare, condurre e portare a termine efficacemente un’attività di questo tipo, anche nella fase ’solitaria’ di lettura dei CV.

Bene: come leggo i curricola; cosa cerco nei curricola?!

Nel CV non vedo un ‘formulario’ più o meno ben compilato, ma una persona più o meno ‘convinta’ di ciò che scrive; e dunque più o meno convincente.

RItengo che questa sia la metacomunicazione del CV, che fa emergere la persona e la sua personalità, il suo stile. E questa è secondo me un’attenzione tanto più importante – da parte del candidato – quanto maggiore è il rischio ‘omologazione’, ad esempio una selezione cui partecipino molti neo-laureati/diplomati, i cui CV si presentano molto simili tra di loro in termini di ‘cose fatte’.

E sta dunque alla persona arricchire le ‘cose’ con il proprio ‘valore aggiunto’.

Il ’senso’ e l’entusiasmo/motivazione si colgono soprattutto da come è scritto il CV, più che da cosa vi è riportato. Si tratta – in sostanza – di far immaginare a chi legge la persona che c’è dietro il CV.

Il tutto va letto tenendo conto di due aspetti:

  • vale la pena far seguire il colloquio?
  • è molto più ’semplice’ aggiungere conoscenze e competenze al profilo professionale di una persona, che cambiare gli atteggiamenti ed i comportamenti organizzativi della stessa.

Un piccolo accenno su come vedo il lavoro, posto che questo diventa il ‘punto di vista’ dal quale esamino i CV.

Il lavoro si compone di ‘cose da fare’ e di senso.

La competenza professionale è saper fare delle cose, conoscere il modo in cui vanno fatte e il perchè è importante farle; della competenza professionale è componente fondante e fondamentale la consapevolezza professionale.

Più una persona mira ad raggiungere una posizione di responsabilità ed autonomia, più deve avere la capacità di padroneggiare il senso di ciò che fa e di comprendere ed interpretare il contesto in cui agisce.

Nel curriculum cerco la capacità del candidato di fare e di capire, l’entusiasmo per l’attività svolta nella posizione cui si riferisce la ricerca di personale, perchè quella è la chiave del ’successo’ della persona e dell’accordo azienda-lavoratore.

Certamente nel CV di un giovane ricerco un potenziale da sviluppare e la ‘voglia’ di essere compartecipe di questo investimento, ovviamente non fine a se stesso, ma utile anche all’azienda. Più che le competenze acquisite mi interessa l’atteggiamento ed il comportamento di apertura e motivazione all’apprendimento. Intendo il potenziale in termini di autonomia, flessibilità, responsabilità, qualità tanto più importanti quanto più è snella l’organizzazione di inserimento e complesso/dinamico il contesto di attività.

Da un adulto mi aspetto invece una base definita e strutturata sia in termini di competenze che di comportamenti organizzativi; cerco la presenza di conoscenze e competenze tecnico-procedurali e di abilità gestionali (metodo) ben sperimentate.

Bene, grazie per l’attenzione e al prossimo articolo, che approfondirà al colloquio di selezione e pubblicato il 15 dicembre.

Questo post è ‘dedicato’ in special modo ai colleghi Consulenti del lavoro delegati della Fondazione Consulenti per il lavoro ed ai laureandi della Professoressa Passamani dell’Università degli Studi di Trento, Facoltà di Economia.

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Andrea Pozzatti