ORGANIZZAZIONE AZIENDALE: rispondiamo alla crisi!

3 Luglio 2009

Alcuni colleghi mi hanno raccontato come in questo periodo il loro interesse per l’organizzazione aziendale sia aumentato.

Essi hanno deciso di ragionare sulle proprie strutture, per migliorarle sia in termini di resa economica che di qualità dell’output.

Diversi fra loro hanno inoltre operato delle selezioni per inserire nuove figure nel proprio organico; penso dunque sia interessante riproporre un articolo di qualche mese fa, ancora attuale.
Inserire in nuovo collaboratore, ecco le attenzioni da porre.

Ogni inserimento o modificazione organizzativa richiede l’implementazione o la revisione del processo di delega che attui verso i tuoi collaboratori; esso poggia sulle basi della chiarezza organizzativa:
Come attuare una delega efficace!

Ricorda: quando ti occupi di organizzazione realizzi un importante forma di investimento sulle tue risorse!

Grazie per l’attenzione.

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ORGANIZZAZIONE AZIENDALE E BENESSERE: capire lo stress per non subirlo (2^ parte)

28 Giugno 2009

E’ chiaro come il rapporto con lo stress sia un fatto estremamente soggettivo e dalla modalità d’approccio derivi la maggiore o minore capacità di adattamento (coping). Il raggiungimento di un adattamento positivo allo stress, posto che abiamo sottolineato come questo non possa essere annullato, nasce dunque da un approccio psicologico di motivazione ad affondare lo stress, a conoscerlo, per certi versi a “sfidarlo”, senza lasciarsi eccessivamente intimorire e con la convinzione di poterlo padroneggiare (mastering).

Il processo di adattamento si articola in due fasi valutative, primaria e secondaria.

  • primaria: la persona prende coscienza della difficoltà della situazione
  • secondaria: prevede l’elaborazione della strategia di risposta e può essere ricondotta al processo di sviluppo del problem solving, che possiamo articolare in 6 fasi:
  1. viene inquadrata la situazione ed è riconosciuta come problematica;

  2. diagnosi, attraverso l’acquisizione di informazioni e la definizione del contesto nel quale si colloca la situazione;

  3. ricerca di soluzioni;

  4. viene individuata la strada migliore;

  5. implementazione della strategia individuata;

  6. attraverso l’apprendimento, l’esperienza si sedimenta in nuove opportunità di azione.

All’interno dell’organizzazione è possibile operare sulle risorse individuali attraverso la formazione e l’affiancamento, per quanto attiene la competenza professione e garantendo un buon clima d’impresa, per quanto concerne gli aspetti relazionali.

Nel contesto extralavorativo hanno un particolare peso le relazioni, per quanto riguarda la prevenzione, gestione e riparazione di situazioni di difficoltà legate allo stress professionale.

vedi anche

..e…

Grazie per la tua attenzione.


ORGANIZZAZIONE AZIENDALE E BENESSERE: capire lo stress per non subirlo (1^ parte)

24 Giugno 2009

Stress!!

Che brutta cosa! O non del tutto?!

Con il termine stress intendiamo una reazione d’adattamento che l’individuo mette in atto rispetto ad una sollecitazione proveniente dall’ambiente esterno.

È un fenomeno assolutamente normale, che non può essere evitato e verso il quale, dunque, è possibile soltanto operare in termine di migliore o peggiore strategia di adattamento.

I fattori scatenanti la reazione di stress sono detti stressors e possono essere di natura fisica (ad es.: rumore, calore, vibrazioni, affollamento, ecc.) o psicologica; in questo secondo caso, la valutazione è estremamente soggettiva e personale. Il fattore di stress può essere concentrato e distinto, ad esempio un incidente, oppure, come generalmente succede, prolungato in un ripetersi di situazioni interpretate negativamente dal soggetto.

Rispetto alla strategia di risposta allo stress, abbiamo due polarità opposte in termini di atteggiamento

  • Distress: quando si ha il fallimento adattivo della risposta psicofisiologica di stress
  • Eustress: la persona attua la propria energia in modo efficace e ben mirato, in relazione al raggiungimento dei propri scopi ed obiettivi.

Tieni inoltre conto di due specifiche relazioni:

  • Stress e caratteristiche della persona
  • Stress e processi di adattamento

Per quanto attiene il rapporto fra stress e caratteristiche personali, la maggior parte degli studi recenti sul tema, fanno costante riferimento alla stretta interconnessione esistente fra persona ed ambiente ed a come le caratteristiche della personalità possano costituire elemento di facilitazione o di complessità rispetto a tale interazione.

Viene sostanzialmente rilevato, come le personalità che meglio riescano ad interagire con il contesto, quindi ad adottare strategie che limitano il distress, sono capaci di utilizzare approcci positivi, che si caratterizzano per la capacità di impegnarsi in ciò che si sta facendo (commitment), per la convinzione che il proprio agire possa influire sul corso degli eventi (control), per l’apertura verso il nuovo ed ai cambiamenti (challange).

Secondo Kobasa, questa strategia facilita l’adattamento (coping). Viene definita vigoria psicologica (hardiness); le personalità così connotate presenterebbero migliori capacità di risposta, che si manifesterebbero in un minor numero di malattie psicosomatiche.

In diretto riferimento vi è la teoria di Rotten, che identifica due tipologie di persone: a locus of control interno ed esterno. Nel primo caso, la persona è convinta che successi ed insuccessi siano direttamente connessi alle proprie capacità e quindi siano gestibili; nel secondo caso la persona si sente invece in balìa dell’esterno.

Friedman e Roseman legano la maggiore o minore capacità di rapportarsi con l’ambiente e quindi di gestire lo stress, con l’insorgenza di patologie cardiovascolari. Personalità caratterizzate da iperattività, ambizione, impazienza nel raggiungimento degli obiettivi e nel bisogno di ottenere riconoscimento sociale, cosiddette di tipo A – coronary prone, manifestano maggiori probabilità di sviluppare la patologia. All’estremo contrario si pone la personalità di tipo B.

Sulla stessa linea Zuckerman sottolinea come la propensione al rischio derivi dal fatto che nell’uomo esiste un bisogno generico di attivazione, chiamato arousal, che in alcune persone si concretizza in una ricerca attiva di situazioni di rischio, di novità, di complessità (sensation seeking).

Puoi leggere anche:
questo articolo in materia di atteggiamento

o quest’altro!


Organizzazione aziendale e investimento organizzativo: opportunità saggia in tempo di crisi!

17 Giugno 2009

Complimenti per il blog e per i temi che ogni volta tratti!
Quanto scritto sull’organizzazione aziendale e il processo di delega è bellissimo, vero, ma difficile da attuare!
Purtroppo quando ti trovi in un contesto di studio allargato con degli pseudo-soci ai quali tutto ciò non interessa, la cosa diventa ancora più ardua e mi sembra quasi impossibile … come sensibilizzare senza perderci tutte le forze …e la pazienza?

Grazie.

Hai ‘ragione’ a lamentarti, spesso è piuttosto frustrante lavorare assieme a chi vede il futuro in modo assai diverso da te e, proprio per questo, sembra fare di tutto per sminuire la tua prospettiva.
Certo, nulla vieta di ‘cambiare aria’, ma sicuramente il gioco si fa duro.
Molto frequentemente accade che assai scarsa attenzione sia dedicata all’organizzazione ed alla gestione, mentre si prova quasi un piacere ‘sadico’ a farsi assorbire dal quotidiano, dal contingente, da una miriade di fatti e fatterelli che costringono a reazioni continue, senza lasciare lo spazio per azioni profonde e coordinate.

Per molti professionisti ed imprenditori sembra che non esistano né l’organizzazione né la gestione aziendale e di questo, ahimé si trova riscontro nei loro studi e nelle loro aziende.

Turnover elevati, climi aziendali poco accoglienti e scarsa produttività sono i frutti di questo deficit di attenzione. Chi ha mai fatti i conti sul loro costo?

Mi voglio soffermare proprio sul tema della produttività, assai caldo ed importante in un periodo di crisi. Più di uno studio economico longitudinale ha sottolineato come il calo della competitività del sistema economico italiano sia dovuto non tanto alla mancanza di tecnologie evolute, quanto alla obsolescenza dei sistemi organizzativi e manageriali attuati.

Questo significa che un sistema – quale è un’impresa o uno studio professionale – per mantenersi competitivi devono far evolvere in modo omogeneo tutte le proprie componenti, altrimenti rilevanti sforzi ed investimenti in un’area rischiano di venir depotenziati se non vanificati dalle debolezze presenti in un’altra; la forza di una catena è data dall’anello debole.

Ecco quindi un buon motivo per rafforzare l’anello debole: superare la cultura ‘nazionale’ che vede scarsa attenzione dedicata all’aggiornamento dei modelli organizzativi e manageriali attuati, per evitare che sforzi ed investimenti siano vanificati da una gestione inadeguata.

Bene allora; in questo periodo c’è sempre chi ci spiega come lo stesso ideogramma significhi sia crisi che opportunità; potremmo dire che per chi affoga nel quotidiano significa crisi, mentre per chi coglie l’occasione per ‘mettere ordine’ e migliorare opportunità.

Dunque, carissima Elisabetta, proprio in tempo di crisi l’investimento organizzativo è una scelta saggia e strategica.
Poi, certo, c’è sempre chi ha paura di cambiare e non lo ammette, agli altri e soprattutto a se stesso.


ORGANIZZAZIONE AZIENDALE e leadership: l’INTELLIGENZA EMOTIVA

10 Giugno 2009

Ho citato più volte l’Intelligenza Emotiva; ma cos’è con precisione?

Si tratta della

CAPACITA’ DI RICONOSCERE I PROPRI SENTIMENTI E QUELLI DEGLI ALTRI, DI AUTOMOTIVARSI E DI GESTIRE POSITIVAMENTE LE EMOZIONI, SIA INTERIORMENTE, SIA NELLE RELAZIONI CON GLI ALTRI.

CONSAPEVOLEZZA DI SE’: conoscere i propri sentimenti e preferenze e servirsene per decidere;avere coscienza delle reali capacità e fiducia in sè
DOMINIO DI SE’: gestire le proprie emozioni per e non contro; essere determinati, coerenti e continuativi; saper resistere allo stress
MOTIVAZIONE: usare le proprie preferenze per prendere l’iniziativa e spronarsi verso gli obiettivi, ricercare l’efficienza; non arrendersi

EMPATIA:prestare attenzione ed adottare la prospettiva altrui; coltivare fiducia e sintonia emotiva con un ampio spettro di persone differenti
ABILITA’ SOCIALE: saper leggere le situazioni e le reti sociali; interagire fluidamente con gli altri; gestire bene le emozioni nelle relazioni. Usare queste capacità per persuadere e guidare gli altri, per negoziare e raggiungere accordi, per lavorare in team.


Curriculum vitae: passi o rilanci?

8 Giugno 2009

Tratto da Corriere.it del 3 giugno 2009:

Poker online, nuova scommessa italiana

di Lorenzo Salvi

Da marchio d’infamia ad inte­ressante hobby, addirittura a carta da giocarsi per trovare un lavoro. Se giocate a poker scrivetelo nel curriculum, dicono alcuni cacciato­ri di teste. «Come per gli scacchi — spiega Giuseppe Circosta di Ce­sop Communication, azienda che si occupa di orientamento post lau­rea — giocare a poker aiuta la capa­cità di concentrazione, di valuta­zione dei rischi e anche di leggere la persona che si ha davanti». Doti tutte utili nel mondo del lavoro. «Ma questo ragionamento — dice ancora Circosta — non vale per tut­ti. Pensate ad una banca che deve trovare un nuovo manager: pren­derebbe un giocatore di poker?». Forse no, ma è anche vero che in­sieme al fatturato del settore cre­sce pure il numero dei ragazzi che sognano di trasformare la passio­ne per il gioco in una vera profes­sione. Meno di un mese fa a Chia, in Sardegna, gli organizzatori han­no fatto la stessa domanda ai 700 studenti universitari arrivati per un torneo dal vivo: vista la crisi, quale può essere una buona profes­sione per il futuro? D’accordo che erano in fila per un torneo e che l’atmosfera era proprio quella giu­sta, ma ha ha risposto «giocatore di poker» addirittura il 34 per cen­to. Uno su tre. Meglio del medico, stranamente arrivato al secondo posto, meglio dell’esperto del web, meglio del tronista che si è fermato al 5 per cento.

Un dubbio: se di solito vince, durerà poco. Se invece perde… non gli darei da tenere la cassa!

Articolo correlato: INTELLIGENZA EMOTIVA!


Motivazione e organizzazione aziendale: un binomio vincente!

5 Giugno 2009

Alcuni giorni fa, complice il bel tempo, ho deciso di fare una passeggiata subito dopo pranzo.

Infilate nelle orecchie gli auricolari dell’i-pod, ho iniziato a camminare tranquillamente mentre ascoltavo un audio sull’importanza della motivazione in un processo di delega.

Mentre passavo nei pressi di un campo sportivo, un gruppo di giovani pompieri volontari, diretto da un caposquadra, iniziava una esercitazioni con le manichette antincendio.

Ad un comando secco del coach i ragazzi sono scattati velocissimi e precisi ed hanno messo in atto con determinazione e serietà le procedure necessarie per realizzare la manovra.

I loro visi erano concentrati ma non tesi, i movimenti rapidi e precisi; si intuiva che la concentrazione era alta, ma che avrebbe potuto sopportare anche l’aggravio dello stress di una eventuale emergenza vera.

Quel gruppo di ragazzi era davvero una squadra affiatata che si muoveva all’unisono rispetto ai comandi dell’allenatore.

Davvero un bell’esempio di squadra vincente.

E davvero un allenatore competente ed in grado di trasmettere motivazione.

Un binomio vincente, appunto.


ORGANIZZAZIONE AZIENDALE ed interventi di COACHING: una strada utile e proficua per migliorare il proprio lavoro ed incrementare il benessere personale

3 Giugno 2009

Parlando di organizzazione aziendale è utile chiamare in causa la figura dell’allenatore; del buon allenatore però!

Organizzare significa essenzialmente far lavorare assieme delle persone per produrre il risultato che si desiderato.

Organizzare significa anche aiutare ognuna di queste persona a dare il meglio di sé e ad ottenere soddisfazione e gratificazione dal proprio agire e dal proprio modo d’essere nell’organizzazione.

Ogni organizzazione si basa su un ordine ed un equilibrio oltreché su un insieme di regole interne che per forza di cosa devono rispondere ad un approccio scientifico e ben strutturato, ma ottiene risultati continuativamente buoni ed eccellenti prevalentemente grazie alla motivazione, alla responsabilità ed alla determinazione delle persone che la compongono.

Alla dimensione tecnica e scientifica dell’agire organizzativo si associa quella psicologica ed emozionale che attiene la persona e le relazioni con il gruppo.

In una squadra gli schemi ed i ruoli sono interpretati al meglio soltanto grazie ad un allenatore che sa miscelare efficacemente i singoli di cui dispone e dei quali sa valorizzare le peculiarità, smussare gli angoli, integrare le individualità.

Ecco dunque un primo punto imprescindibile: un gruppo, una squadra, un ufficio, non funzionano da soli, in modo automatico, neanche se dispongono di regole, organigrammi, schemi e procedure. C’è bisogno di qualcuno che faccia accadere ciò che spesso si ritiene dovrebbe avvenire da sé.

Il secondo punto invece è questo, altrettanto importante ed spesso misconosciuto: non sempre un individuo è capace di sviluppare se stesso al meglio, rispetto alle potenzialità di cui dispone. Conosciamo tutti storie di giocatori, attori, studenti, lavoratori che hanno avuto bisogno di una guida e di un sostegno per migliorare, aumentare la soddisfazione del proprio agire, migliorare, aumentare la soddisfazione… entrando in una spirale di crescita virtuosa.

L’allenatore capace non lavora soltanto sulla componente razionale e logica [schemi, ruoli, tecniche, procedure, organigrammi, ecc] ma mette mano allo sviluppo dell’intelligenza emotiva del capitale umano di cui dispone. L’intelligenza emotiva di una persona è la vera chiave di volta del suo successo e della soddisfazione personale e significa avere la capacità di

  • conoscere se stessi
  • padroneggiare se stessi
  • automotivarsi e perseguire i traguardi definiti
  • entrare in empatia con gli altri
  • gestire la propria rete di rapporti sociali.

L’allenatore lavora dunque sulla dimensione psicologica ed emotiva della persona e sulla sua modalità di relazionarsi con le situazioni e con le persone, sull’autostima, sulla gestione dello stress.

Il mondo del lavoro e quello dei servizi ad alto contenuto di professionalità sono particolarmenti indicati per lo sviluppo di programmi di coaching, cioè per l’intervento di un soggetto che non consideri l’organizzazione solamente dal punto procedure, formale e tecnico, ma che ne accompagni la crescita ed il cambiamento prestando al gruppo ed al singolo la giusta attenzione, attraverso interventi individualizzati e protratti nel tempo.

In questo modo si agisce aumentando la produttività ed il benessere interno; un recente articolo pubblicato su Job 24 il 27 maggio a firma di Antonietta Demurtas sottolinea come l’investimenti in programmi di coaching viene ampiamente ricompensato dai miglioramenti che nescaturiscono al singolo ed all’organizzazione.


FESTIVALECONOMIA TRENTO! Una WebTV lo porta proprio davanti a te!

31 Maggio 2009

Ho piacere di offrirti l’opportunità di cogliere le sollecitazioni e suggestioni che il Festival dell’Economia di Trento va proponendo proprio in questi giorni.

Un’efficace webtv offre a tutti la possibilità davvero utile di essere connessi con i pensieri, le opinioni, le teorie di decine e decini di esperti, attraverso un ricchissimo ventagio di incontri, dialoghi e… scontri.

Non approffittare di questa occasione on demand sarebbe davvero un peccato!

Clicca per la WEBTV del Festival

Alcuni spunti dalla giornata di ieri:

  • Carlo Petrini ed Innocenzo Cipolletta su mercato globale, omologazione o libertà
  • Enrico Letta con il libro Costruire una Cattedrale

PS: mentre guardi i video cerca di immaginare anche una bella cittadina e di respirare la fresca aria della primavera!


ORGANIZZAZIONE AZIENDALE e sviluppo di un nuovo servizio: le opportunità del tempo di crisi e l’atteggiamento positivo al futuro

29 Maggio 2009

Grazie a Tabloid di Radio3 ho scoperto stamane un interessante articolo di Elena Lisa su La Stampa, edizione cartacea.

Ne riporto alcuni passi:

PANE, PASTA E UN ETTO DI FREUD

Rivoluzione al supermercato: tra le corsie arrivano lo psicologo e l’avvocato

… Il servizio, assolutamente gratuito, si inserisce con altre iniziative in un pacchetto di proposte che la cooperativa offre ai soci in molti punti vendita.

C’è il consulente fiscale, l’avvocato, il cardiologo e il ginecologo – durante campagne di prevenzione per la salute – la vendita di biglietti per i concerti, gli sportelli per pagare le bollette, la consulenza previdenziale e il calcolo della pensione, l’assistenza nelle pratiche di disoccupazione e di infortuni sul lavoro, la vendita di detersivi sfusi, le casse superveloci automatiche, senza cassiera, i servizi finanziari e le assicurazioni.

Ma anche iniziative rivolte agli stranieri, come le pratiche di rinnovo dei permessi di soggiorno e di ricongiungimento familiare per chi lavora.

Dopo una fase di sperimentazione, durante la quale i clienti si sono limitati a mostrare curiosità, oggi all’Ipercoop di Milano parlano di un grande successo.

Andrea Pertegato, portavoce della cooperativa in Lombardia, è euforico: Un risultato incredibile. Sono passati pochi mesi da quando abbiamo fatto partire le nostre proposte e già stiamo pensando di ampliare ad altri punti vendita i servizi più richiesti.

Non si può di certo non tenerne conto.

Dopo la crisi le abitudini che si consolideranno saranno diverse dalle precedenti; solo chi si attiva non subirà il cambiamento.

Grazie per la tua attenzione.